Caloriferi accesi da oggi a Milano, ma solo 8 ore al giorno fino al 30 ottobre
Il Comune adotta un piano progressivo per via delle temperature sopra la media. Corsico e Buccinasco rinviano al 22, Codacons chiede alla Regione un rinvio coordinato
La stagione termica si apre il 15 ottobre secondo quanto previsto dalla normativa nazionale, ma Milano introduce una limitazione aggiuntiva. Fino al 30 ottobre gli impianti potranno restare in funzione per un massimo di otto ore giornaliere, distribuite nella fascia compresa tra le 5 e le 23. La scelta dell’amministrazione risponde alle temperature attuali, superiori ai valori medi del periodo.
Il regime ordinario entrerà in vigore l’ultimo giorno del mese. Da quel momento e fino alla chiusura della stagione, fissata per il 15 aprile 2027 salvo diverse disposizioni, il funzionamento consentito arriverà a tredici ore al giorno, sempre entro la stessa finestra oraria.
Diciannove gradi nelle case, uno in meno della soglia nazionale
Sul fronte delle temperature interne il Comune conferma la linea degli anni precedenti, abbassando di un grado il limite previsto dalla legge: 19 anziché 20 nelle abitazioni. Resta invece allineata alla norma statale la soglia per attività industriali, artigianali e assimilate, fissata a diciotto gradi. Per entrambi i valori è ammessa una tolleranza di 2 gradi.
Alcune categorie di edifici restano fuori dai vincoli su orari e temperature, in ragione delle funzioni che ospitano: ospedali, cliniche, strutture per anziani, asili nido e scuole dell’infanzia.
Corsico e Buccinasco aspettano una settimana
Non tutti i comuni dell’area milanese hanno scelto la stessa data. A Corsico e Buccinasco le amministrazioni hanno posticipato l’avvio al 22 ottobre, rinviando di sette giorni la possibilità di accendere gli impianti.
La richiesta del Codacons alla Regione
Proprio su quei due casi si appunta l’associazione dei consumatori, che ha chiesto a Regione Lombardia e ai sindaci di valutare un rinvio dove le condizioni climatiche lo consentano. Accendere gli impianti con temperature esterne ancora miti, sostiene Codacons Lombardia, produce consumi evitabili che si traducono in costi aggiuntivi per famiglie e condomini in una fase già segnata dal peso delle utenze sui bilanci domestici.
Il nodo delle emissioni in Pianura Padana
All’argomento economico l’associazione affianca quello ambientale, richiamando la condizione specifica del bacino padano in materia di qualità dell’aria. Ogni giorno di accensione non necessaria, sostiene Codacons, aggiunge un carico di emissioni che potrebbe essere evitato. Da qui la proposta di un rinvio coordinato tra i comuni lombardi, calibrato sulle temperature locali e sulle previsioni meteorologiche, con le deroghe indispensabili per ospedali, residenze sanitarie assistenziali, strutture sanitarie e scuole dell’infanzia. L’associazione valuta ora l’invio di una richiesta formale a Regione Lombardia, ANCI Lombardia e alle singole amministrazioni comunali.