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Calzature, segnali di ripresa in Lombardia: export in crescita del 9,5% nei primi nove mesi del 2025

Il settore calzaturiero lombardo cresce sull’export nonostante le difficoltà globali: Germania traina, Usa e Cina in calo.

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Il comparto calzaturiero italiano mostra segnali di graduale assestamento dopo un periodo complesso, segnato da incertezze economiche e geopolitiche. L’indagine congiunturale del Centro Studi di Confindustria Accessori Moda per Assocalzaturifici evidenzia come nei primi nove mesi del 2025 il settore resti in territorio negativo, ma con una flessione in netto rallentamento rispetto all’inizio dell’anno.

Terzo trimestre in miglioramento

Nel periodo gennaio-settembre 2025, i ricavi del campione di imprese analizzate segnano un -4,1% rispetto allo stesso periodo del 2024. Tuttavia, il dato più incoraggiante arriva dal terzo trimestre, che registra una contrazione limitata al -0,9%, indicando una riduzione della fase recessiva e un possibile cambio di passo per il settore.

Lombardia protagonista sull’export

A livello regionale, la Lombardia si distingue per una performance positiva sul fronte delle esportazioni. Nei primi nove mesi del 2025, il valore dell’export di calzature e componentistica è cresciuto del 9,5% rispetto all’anno precedente. Le prime cinque destinazioni, che rappresentano oltre la metà del totale, sono Svizzera, Francia, Germania, Stati Uniti e Cina. Spicca il forte incremento verso la Germania, mentre risultano in flessione i flussi diretti verso Usa e Cina.

Imprese e occupazione: quadro ancora fragile

Nonostante i segnali di ripresa, il tessuto produttivo lombardo resta sotto pressione. A fine settembre si registra una riduzione di 22 imprese attive tra industria e artigianato, accompagnata da un saldo occupazionale negativo di 347 addetti. Un dato che riflette le difficoltà strutturali ancora presenti nella filiera.

Un segnale positivo arriva dalla cassa integrazione: nei primi nove mesi del 2025 le ore autorizzate dall’Inps per la filiera pelle in Lombardia sono diminuite del 46,4% rispetto al 2024, attestandosi a 961mila ore. Nonostante il calo, il volume resta superiore ai livelli pre-pandemia, confermando una ripresa ancora incompleta.

Le prospettive per il 2026 e il ruolo del Made in Italy

Secondo Giovanna Ceolini, presidente di Assocalzaturifici, il quadro nazionale rimane complesso, ma i dati più recenti indicano “una prima luce in fondo al tunnel”. La capacità delle imprese italiane di presidiare i mercati europei e intercettare la domanda nelle aree più dinamiche, come il Medio Oriente, sarà decisiva per affrontare il 2026. La previsione di una flessione contenuta del fatturato nazionale a fine anno conferma, nonostante tutto, la solidità e la resilienza del Made in Italy.

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