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Cantiere del consolato Usa a Milano, la Caddell fa marcia indietro: fine dei tagli sugli stipendi e orari rispettati per gli operai

Dopo il controllo giudiziario disposto dalla Procura di Milano, la multinazionale americana annuncia un cambio di rotta nel cantiere di piazzale Accursio

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I lavoratori indiani impiegati nel cantiere del nuovo Consolato generale americano a Milano, in piazzale Accursio, non si vedranno più sottrarre i 500 euro mensili che fino a pochi giorni fa venivano trattenuti dai capisquadra turchi per coprire le spese di alloggio – onere che il contratto poneva invece a carico del datore di lavoro – né i 350 euro aggiuntivi addebitati per il vitto. Cadono anche le violazioni sull’orario: d’ora in avanti verranno rispettate le 40 ore settimanali, più un massimo di 8 di straordinario, come previsto contrattualmente.

Non si tratta solo di impegni per il futuro. La società americana Caddell Construction si è impegnata a ricalcolare le ore effettivamente lavorate da ciascun operaio – in molti casi fino a 60 a settimana – e a saldare gli arretrati. Per alcuni lavoratori, tra la cessazione delle decurtazioni e il recupero delle somme dovute, la busta paga di giugno potrebbe essere più alta fino a duemila euro rispetto alla media precedente.

Pagati poco più di due euro l’ora: il quadro emerso dall’indagine

Questi risultati sono la diretta conseguenza dell’intervento della Procura di Milano, che dieci giorni fa aveva disposto il “controllo giudiziario” della divisione italiana di Caddell, misura confermata dalla gip Angelica Cardi per l’ipotesi di reato di caporalato.

L’inchiesta, condotta dai carabinieri del Comando Tutela Lavoro, ha ricostruito un quadro allarmante: a dispetto del contratto depositato in Prefettura, le trattenute sistematiche e gli orari fuori legge riducevano la retribuzione effettiva a poco più di due euro all’ora. Le condizioni di lavoro sono state descritte come “degradanti”, caratterizzate da minacce e intimidazioni. In caso di infortunio, agli operai venivano somministrate cure direttamente in cantiere, con l’ordine immediato di riprendere le mansioni, sotto la minaccia di essere rimpatriati in India.

La presa di posizione ufficiale del colosso da un miliardo e mezzo

Martedì 9 giugno è arrivata la prima dichiarazione pubblica di Caddell Construction, azienda da circa 1,5 miliardi di dollari di fatturato annuo, il cui legale Andrea Puccio collabora con l’amministratore giudiziario Francesco Brigatti alla bonifica della situazione. Nel comunicato, la società rivendica quarant’anni di attività nei progetti “più grandi e complessi” a livello globale e una cultura aziendale improntata alla “valorizzazione dei lavoratori”.

Quanto alla vicenda milanese, Caddell dichiara di stare conducendo “un’approfondita attività di verifica” sul cantiere europeo, affermando di collaborare “pienamente e in modo proattivo” con la magistratura e le autorità locali, e di voler garantire che tutti i partner globali operino “in piena aderenza agli standard di legge” e “nel rispetto della persona umana”. La nota si chiude con l’impegno a proseguire la cooperazione “in buona fede e con la massima trasparenza”.

Il responsabile delle risorse umane in carcere: gestiva anche i rimpatri

Sul fronte giudiziario, la gip Cardi ha disposto la custodia cautelare in carcere per Aji Appukuttan, 51 anni, cittadino indiano indicato come reclutatore di manodopera nell’indagine. Secondo l’ordinanza, l’uomo non era un semplice esecutore di direttive aziendali: “organizzava e imponeva le condizioni di sfruttamento cui erano costantemente sottoposti i lavoratori”.

Nel dettaglio, Appukuttan avrebbe gestito per conto di Caddell l’intero rapporto lavorativo con gli operai: faceva sottoscrivere contratti redatti in una lingua a loro sconosciuta, li accompagnava in banca per l’apertura dei conti correnti su cui venivano poi addebitate le spese, esigeva la consegna del denaro contante per i pasti sotto minaccia di ritorsioni o licenziamento, sorvegliava i ritmi e le presenze in cantiere. Era lui, infine, a decidere il rimpatrio in India degli operai infortunati o non più in grado di reggere i carichi di lavoro imposti.

Il tentativo di fuga e il rischio di inquinamento probatorio

La misura cautelare è stata ritenuta necessaria anche per il concreto pericolo di fuga. Appukuttan aveva acquistato biglietti aerei per l’India con partenza al 31 maggio 2026 – due giorni dopo il controllo giudiziario d’urgenza del 29 maggio – e aveva abbandonato la propria abitazione di Garbagnate Milanese non appena era venuto a conoscenza delle indagini. Secondo la gip, la rinuncia all’imbarco sarebbe avvenuta con ogni probabilità solo dopo il fermo a Orio al Serio dell’altro indagato, il cittadino turco Ulas Demir. Un testimone aveva riferito agli investigatori che l’uomo era consapevole che salire su quell’aereo avrebbe reso il suo arresto inevitabile.

La gip ha ravvisato anche un rischio concreto di inquinamento probatorio: diversi lavoratori hanno dichiarato di essere stati minacciati affinché non rivelassero quanto accadeva all’interno del cantiere.

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