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Cantiere del nuovo Consolato Usa a Milano sotto indagine: operai indiani pagati la metà della soglia di povertà

La Procura di Milano ha disposto il controllo giudiziario d’urgenza nei confronti di Caddell Construction, società statunitense con sede in Alabama che sta realizzando il nuovo Consolato generale degli Stati Uniti nel capoluogo lombardo. Il provvedimento, firmato dal pubblico ministero Paolo Storari ed eseguito dai Carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro, porta al centro dell’attenzione […]

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La Procura di Milano ha disposto il controllo giudiziario d’urgenza nei confronti di Caddell Construction, società statunitense con sede in Alabama che sta realizzando il nuovo Consolato generale degli Stati Uniti nel capoluogo lombardo. Il provvedimento, firmato dal pubblico ministero Paolo Storari ed eseguito dai Carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro, porta al centro dell’attenzione uno dei cantieri più rilevanti della città: quello di piazzale Accursio, dove sorgerà il nuovo complesso diplomatico americano per un valore complessivo di circa 351 milioni di dollari su un’area di oltre 40mila metri quadrati nell’ex zona del Tiro a Segno.

Distacco internazionale come schermo: il meccanismo del reclutamento in India

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i lavoratori sarebbero stati selezionati in India tramite una società locale, per poi essere trasferiti in Italia attraverso il meccanismo del distacco internazionale. Un canale formalmente lecito che, nell’ipotesi accusatoria, sarebbe stato utilizzato per aggirare le tutele previste dal mercato del lavoro italiano, impiegando manodopera straniera a costi sensibilmente inferiori rispetto agli standard contrattuali nazionali.

Le accuse dovranno essere verificate nel corso del procedimento, ma il quadro delineato dalla Procura è di notevole gravità: agli operai sarebbero state corrisposte retribuzioni fino al 50% al di sotto della soglia di povertà fissata dagli organismi internazionali, approfittando – secondo gli inquirenti – del loro stato di bisogno economico.

La “tassa d’ingresso”: operai costretti a pagare per lavorare

Tra gli elementi più pesanti emersi dall’indagine figura l’ipotesi che i lavoratori abbiano dovuto versare denaro di tasca propria per ottenere il posto. Stando agli atti dell’inchiesta, gli operai avrebbero complessivamente corrisposto circa 500mila rupie alla società di reclutamento indiana: una sorta di pedaggio per accedere all’impiego all’estero, che gli investigatori inseriscono nel presunto sistema di sfruttamento come componente strutturale e non episodica.

Milano, un fronte investigativo consolidato sul lavoro nero nei grandi appalti

L’indagine si innesta in un filone investigativo più ampio coordinato dallo stesso pm Storari, che negli ultimi anni ha portato la Procura milanese a intervenire in settori molto diversi tra loro (logistica, moda, grande distribuzione, vigilanza privata) con frequente ricorso allo strumento dell’amministrazione giudiziaria. Che ora raggiunga anche un cantiere di valenza diplomatica internazionale rappresenta un salto di scala significativo, sia per la visibilità del soggetto committente sia per la natura transnazionale del presunto schema di sfruttamento contestato.

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