Caporalato, controllo giudiziario su Deliveroo: “Migliaia di rider sottopagati e costretti a lavorare 11 ore al giorno”
La Procura di Milano dispone il controllo giudiziario su Deliveroo per presunto sfruttamento dei rider. Indagato l’ad. Lavoro fino a 11 ore al giorno.
Nuovo capitolo nell’inchiesta sul presunto caporalato nel food delivery. Dopo il caso Glovo, la Procura di Milano ha disposto il controllo giudiziario anche per Deliveroo Italia. Il provvedimento, firmato dal pm Paolo Storari, ipotizza un sistema di sfruttamento lavorativo che avrebbe coinvolto migliaia di rider, con compensi ritenuti inferiori agli standard minimi e condizioni considerate incompatibili con una reale autonomia professionale. Indagata la società insieme al suo amministratore delegato. Un amministratore giudiziario è stato nominato con l’obiettivo di verificare e regolarizzare le posizioni lavorative.
Le accuse: compensi sotto la soglia di povertà
Secondo gli atti, l’indagine riguarda circa 3.000 rider a Milano e fino a 20.000 a livello nazionale. L’accusa è di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. I compensi ricostruiti oscillerebbero tra 3 e 4,50 euro a consegna, con guadagni mensili lordi compresi tra 500 e 1.500 euro, a fronte di turni che in molti casi arriverebbero a 8-12 ore al giorno, spesso per sette giorni su sette. Per la Procura si tratterebbe di retribuzioni sproporzionate rispetto alla quantità e qualità del lavoro svolto.
“Undici ore al giorno, sette su sette”
Le testimonianze raccolte delineano ritmi intensi. Un rider racconta di iniziare alle 11 del mattino e terminare alle 22, senza giorni di riposo. Un altro riferisce di percorrere fino a 150 chilometri al giorno per effettuare una decina di consegne. Molti lavoratori dichiarano di non potersi permettere di rifiutare ordini per non compromettere le future assegnazioni. C’è chi sostiene di aver dovuto affiancare un secondo impiego notturno per sostenere affitto, bollette e inviare denaro alla famiglia all’estero. Tra le criticità segnalate anche l’assenza di tutele in caso di infortunio: chi si ferma, non guadagna.
Il nodo dell’algoritmo e il “controllo digitale”
Al centro dell’inchiesta c’è il funzionamento della piattaforma. Gli inquirenti parlano di un sistema che monitora costantemente la posizione tramite GPS, registra tempi e prestazioni, valuta accettazioni e rifiuti e incide sull’assegnazione futura degli ordini. Secondo l’ipotesi investigativa, il lavoro sarebbe gestito dall’algoritmo in modo tale da limitare di fatto l’autonomia dei rider, formalmente titolari di partita Iva ma sostanzialmente inseriti in un’organizzazione che ne determinerebbe tempi, modalità e compensi.
Accertamenti anche sui partner commerciali
I carabinieri hanno acquisito documenti anche presso sette grandi aziende della ristorazione e della distribuzione organizzata che collaborano con Deliveroo: McDonald’s Italia, Burger King Restaurants Italia, Esselunga, Carrefour Italia, Crai Secom, Poke House, KFC Italia. Le società, al momento non indagate, dovranno fornire documentazione sui modelli organizzativi e sui sistemi di controllo adottati per prevenire eventuali violazioni.
La posizione dell’azienda
In una nota, Deliveroo ha dichiarato di essere al lavoro per esaminare gli atti ricevuti e di collaborare con la Procura di Milano. L’obiettivo del controllo giudiziario, secondo gli inquirenti, è interrompere eventuali situazioni di illegalità e riorganizzare il modello operativo per garantire condizioni di lavoro conformi alla normativa.