Case di Comunità in Lombardia: solo 8 su 216 pienamente operative secondo i criteri ministeriali
Milano – I dati aggiornati sullo stato delle Case di Comunità in Lombardia riaccendono il dibattito politico e istituzionale sulla sanità territoriale. A oggi, solo 8 strutture su 216 previste risultano pienamente conformi agli standard obbligatori indicati dal Decreto Ministeriale 77/2022, secondo quanto emerso da un accesso agli atti presentato dal Partito Democratico regionale. Regione […]
Milano – I dati aggiornati sullo stato delle Case di Comunità in Lombardia riaccendono il dibattito politico e istituzionale sulla sanità territoriale. A oggi, solo 8 strutture su 216 previste risultano pienamente conformi agli standard obbligatori indicati dal Decreto Ministeriale 77/2022, secondo quanto emerso da un accesso agli atti presentato dal Partito Democratico regionale.
Regione Lombardia: “Oltre il 65% delle strutture è già attivo”
In risposta alle critiche, Regione Lombardia rivendica con una nota ufficiale il proprio impegno nella realizzazione del progetto. Su 216 Case di Comunità programmate, 142 risultano operative, pari a circa il 66% del totale. Secondo la Direzione Generale Welfare, il modello adottato prevede un’attivazione progressiva, che consente di erogare servizi essenziali anche prima del completamento strutturale e della piena attivazione h24/7.
Servizi attivati parzialmente: le percentuali secondo Regione
Il monitoraggio regionale evidenzia un’elevata presenza di servizi minimi nelle strutture già funzionanti:
- Punto Unico di Accesso (PUA): attivo nel 98,5% delle strutture POR
- Servizi infermieristici: presenti nel 94,8%
- Assistenza domiciliare integrata (ADI): attiva nel 96,3%
- Integrazione con i servizi sociali: garantita nel 96,3%
- Partecipazione comunitaria: avviata nel 97%
- Servizi diagnostici di base: disponibili nel 75,6%
- Punto prelievi: attivo nel 68,1%
Le critiche del PD: “Solo l’1% rispetta pienamente gli standard di legge”
Tuttavia, secondo l’opposizione, il quadro reale sarebbe ben più critico. A fronte delle 142 Case attivate, soltanto 8 dispongono di tutti i servizi obbligatori previsti dalla normativa nazionale, tra cui la presenza di medici 24 ore su 24 e infermieri 12 ore al giorno, 7 giorni su 7. Le province più virtuose risultano Bergamo (con sei sedi pienamente operative) e Varese (due).
Mancano medici e infermieri in oltre l’80% delle strutture aperte
La lacuna più grave, secondo il PD, è rappresentata dalla mancanza di personale sanitario in sede. Su 139 strutture attive monitorate: solo 14 hanno medici presenti h24 e solo 14 rispettano i criteri di presenza infermieristica h12/7.
Ciò significa che circa l’89% delle Case di Comunità lombarde non garantisce i servizi sanitari fondamentali, rendendo incompleta l’offerta prevista dal DM 77/2022.
Maggiori ritardi a Milano, Brescia e Sondrio; bene Mantova
L’analisi evidenzia grandi differenze territoriali:
- A Milano, il 43% delle strutture previste (37 su 65) non è ancora attivo
- A Brescia, mancano all’appello 17 Case su 33
- Peggio in proporzione fanno Lodi (50% non attive) e Sondrio (56%)
- Situazione positiva in provincia di Mantova, dove 8 su 9 Case sono operative
Maggiorino (PD): “Serve un piano straordinario e basta propaganda”
“Non siamo nel 2022, ma a metà 2025, e solo l’1% delle Case di Comunità offre realmente tutto ciò che è previsto dalla legge”, ha affermato Pierfrancesco Majorino, capogruppo PD in consiglio regionale. Il partito chiede un intervento immediato per recuperare i ritardi e salvare le risorse PNRR, oltre a una riforma strutturale della sanità territoriale lombarda.
Proposta di legge popolare per una sanità territoriale più equa
Il Partito Democratico ha annunciato il deposito in autunno di una proposta di legge regionale d’iniziativa popolare, già sostenuta da oltre 100.000 firme, per una riorganizzazione radicale del sistema sanitario lombardo, basato su criteri di accessibilità, continuità assistenziale e presenza reale dei servizi essenziali.