Caso Minetti, la Procura Generale di Milano riapre tutto: Interpol in Uruguay e possibile revoca della grazia
La procuratrice Nanni non esclude di modificare il parere già espresso: «Magari diligenti, ma non perspicaci». Medici smentiscono le cure al bambino citate nella domanda di grazia
La Procura Generale di Milano ha avviato un’istruttoria straordinaria sul caso della grazia concessa a Nicole Minetti, ex consigliera regionale della Lombardia condannata in via definitiva a 3 anni e 11 mesi per i procedimenti Ruby bis e Rimborsopoli. Il provvedimento, firmato per ragioni umanitarie legate alle condizioni di salute di un minore adottato, è finito sotto la lente dopo che un’inchiesta del Fatto Quotidiano ha sollevato dubbi significativi sull’autenticità di alcuni elementi posti a fondamento della richiesta. Su questi fatti il Quirinale ha già chiesto spiegazioni al Ministero della Giustizia.
Accertamenti liberi: cosa cambia rispetto alla prima istruttoria
La distinzione che la Procura tiene a sottolineare è metodologica. La prima istruttoria era stata condotta sulla base di una delega ministeriale ordinaria, con uno schema predefinito di verifiche. Questa volta il mandato è diverso: «Non abbiamo nessuno schema, abbiamo accertamenti liberi» ha spiegato il sostituto procuratore Gaetano Brusa. La Procura può avvalersi di tutti gli strumenti disponibili, comprese le forze di polizia e il canale Interpol, per sviscerare ogni elemento che in precedenza non era emerso.
Uruguay nel mirino: documenti al tribunale straniero e verifiche sui genitori biologici
Il fulcro geografico dell’indagine è l’Uruguay, paese in cui è avvenuta l’adozione del minore. La Procura ha richiesto documenti ufficiali al tribunale uruguayano relativi alla causa che riguarda il bambino, nonché informazioni su tutti i soggetti coinvolti: i genitori biologici, Minetti e il compagno Giuseppe Cipriani. Gli investigatori stanno monitorando anche i soggiorni della donna a Ibiza e hanno chiesto di essere aggiornati passo dopo passo su ogni esito, anche parziale, delle indagini. Tra le circostanze da chiarire figura anche la morte del legale della madre biologica del minore, elemento rimasto finora in ombra.
I medici smentiscono le cure citate nella domanda di grazia
Le criticità più dirompenti emerse dall’inchiesta giornalistica riguardano la documentazione sanitaria. Il professor Luca Denaro, direttore di Neurochirurgia pediatrica dell’ospedale di Padova, ha smentito di aver mai avuto in cura il bambino e di aver mai avuto contatti con Minetti. Risulterebbe smentito anche un presunto periodo di trattamento presso l’ospedale San Raffaele di Milano. Sono proprio questi elementi a spingere la Procura a sottoporre a verifica l’autenticità dell’intera documentazione sanitaria prodotta nel procedimento di grazia.
La procuratrice Nanni: «Potremo modificare il nostro parere»
Il punto più delicato riguarda le conseguenze giuridiche degli accertamenti in corso. La procuratrice generale Francesca Nanni è stata esplicita: «Dopo le nuove verifiche siamo tenuti a dare un parere e potremo evidentemente anche modificarlo». Se le indagini dovessero confermare che la domanda di grazia si è fondata su elementi falsi o incongruenti, gli atti verrebbero trasmessi alla Procura della Repubblica per l’apertura di un nuovo procedimento penale a carico di Minetti. In parallelo, un parere negativo della Procura Generale potrebbe indurre il Ministero a modificare la propria posizione, aprendo la strada alla trasmissione degli atti al Quirinale per la revoca del provvedimento.
Sulla gestione della prima istruttoria, Nanni e Brusa hanno difeso il proprio operato pur lasciando aperta una porta autocritica: «Magari il giornalista è stato molto bravo o qualcuno non ha detto a noi ciò che doveva dire. Potremmo alla fine anche ammettere di non essere stati perspicaci, seppure diligenti, ma prima dobbiamo fare tutte le verifiche.»
Il caso diventa politico: opposizioni contro Nordio, Renzi punta su Meloni
La vicenda ha innescato immediate polemiche parlamentari. Il bersaglio principale dell’opposizione è il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde, ne ha chiesto le dimissioni immediate, accusandolo di aver istruito la domanda di grazia «con superficialità» e di aver messo in imbarazzo il Capo dello Stato. Sulla stessa linea si sono posizionati il Movimento 5 Stelle e gran parte del Partito Democratico, con il deputato Arturo Scotto che ha pronosticato la caduta del governo in caso di dimissioni di Nordio. Matteo Renzi ha alzato il tiro, indicando in Giorgia Meloni la vera responsabile politica. Carlo Calenda ha scelto invece una direzione opposta, puntando il dito contro il Fatto Quotidiano per quella che ha definito una campagna d’odio.