Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano (n°278 dell’11/10/2017) – Organo ufficiale dell’Osservatorio Metropolitano di Milano

Caso Pamela Genini, il Riesame conferma i sequestri a Dolci: telefoni e coltello restano agli inquirenti

Le amiche della vittima lo chiamavano “Psycho”: per la Procura l’ossessione per Pamela è l’unico movente con riscontri. Il 3 giugno la copia forense dei cellulari

Di –

Il tribunale del Riesame di Bergamo ha respinto l’istanza presentata dalle avvocate di Francesco Dolci, Eleonora Prandi e Isabella Colombo, che chiedevano la restituzione del materiale posto sotto sequestro: due telefoni, un coltello, del mastice e della malta, il book fotografico di Pamela Genini, una foto, alcuni scontrini e un manoscritto recante la frase “Giustizia per Pamela”. Il collegio, presieduto da Alberto Longobardi con i giudici a latere Roberto Palermo e Marta Giuca, dispone ora di trenta giorni per depositare le motivazioni della decisione. Dolci è indagato per la profanazione della tomba di Pamela Genini nel cimitero di Strozza e per il furto della testa della vittima, uccisa nell’ottobre 2025 dall’ex compagno Gianluca Soncin.

Le riprese del cimitero: il profanatore si tradisce davanti alla lapide

Il nodo centrale dell’udienza ha riguardato i filmati delle telecamere del cimitero, in particolare quelli del 21 e del 23 marzo. Nelle immagini Dolci appare chino più volte davanti al loculo, con lo sguardo concentrato su due tasselli e una macchia di silicone sulla lastra provvisoria. Il personale dell’agenzia funebre incaricata della chiusura del loculo ha escluso di aver collocato quei segni: per il pm Giancarlo Mancusi, che coordina le indagini con i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Bergamo, soltanto chi aveva eseguito la profanazione poteva sapere dove guardare. Il 23 marzo coincide con il giorno in cui la famiglia di Pamela scoprì la violazione della sepoltura durante il trasferimento del feretro, tre giorni prima che la notizia diventasse pubblica.

La versione della difesa: preghiera, ubriachezza e pista economica

Le avvocate hanno costruito una lettura alternativa dei fatti: Dolci si recava regolarmente al cimitero per pregare, segnalava le anomalie che individuava e le documentava con fotografie. Sulla notte del 18 marzo, quando le telecamere lo riprendono nei pressi del cancello, la difesa sostiene che fosse in stato di ebbrezza e che non sia mai entrato, restando fuori per circa un minuto. Le legali hanno inoltre richiamato la figura di Gianluca Soncin, atteso il 4 giugno a Milano per la prima udienza del processo per l’omicidio, ipotizzando una pista legata a interessi economici nelle frequentazioni della vittima. Il pm ha tuttavia assicurato ai giudici che quella direzione investigativa è stata “seriamente presa in considerazione” senza produrre alcun riscontro.

“Lo chiamavamo Psycho”: le testimonianze delle amiche dipingono un ossessionato

Nel corso delle indagini sono emersi dettagli sul rapporto tra Dolci e Pamela che tracciano un profilo inquietante. Le amiche della vittima lo descrivono come una presenza oppressiva e invadente, incapace di rispettare i confini altrui, tanto da avergli affibbiato i soprannomi “Psycho” e “stalker”. Per gli investigatori quella tra i due non sarebbe mai stata una relazione reale, quanto piuttosto una costruzione unilaterale dell’uomo. L’ex fidanzato di Pamela, Andrea Lunghi, ha riferito ai Carabinieri di essere stato pedinato e fotografato da Dolci per ore sotto casa e sotto l’ufficio, di aver trovato nell’ascensore del condominio manifesti diffamatori a suo carico e di aver ricevuto telefonate da numeri sconosciuti. Era stata Pamela stessa, secondo il suo racconto, a chiedergli di non presentare denuncia.

Dalla profanazione alle 26 denunce: i dettagli che hanno tradito Dolci

Dopo il femminicidio dell’ottobre 2025 Dolci si era presentato pubblicamente come l’ex di Pamela, dichiarando di aver lanciato lui stesso l’allarme quella sera. La vicenda ha però assunto contorni sempre più oscuri con la scoperta della profanazione della tomba e del furto della testa nel cimitero di Strozza. Nonostante le continue negazioni e le ipotesi su presunti interessi economici avanzate a propria discolpa, tra gennaio e aprile Dolci ha presentato 26 denunce, tra presunte aggressioni subite e segnalazioni di anomalie al loculo: una serie di dettagli che ha finito per attirare l’attenzione degli inquirenti proprio su di lui. Il 3 giugno verrà eseguita la copia forense dei due cellulari sequestrati.

Condividi questo articolo

Altre notizie