Caso Pifferi: chiesto il processo per psicologhe e legale coinvolte nell’inchiesta parallela
Milano – La Procura di Milano ha depositato una richiesta di rinvio a giudizio per sei professionisti coinvolti in un presunto tentativo di ostacolare le indagini e il processo a carico di Alessia Pifferi, la 38enne accusata della morte per abbandono della figlia di 18 mesi. La richiesta arriva nell’ambito di un filone d’indagine parallelo […]
Milano – La Procura di Milano ha depositato una richiesta di rinvio a giudizio per sei professionisti coinvolti in un presunto tentativo di ostacolare le indagini e il processo a carico di Alessia Pifferi, la 38enne accusata della morte per abbandono della figlia di 18 mesi. La richiesta arriva nell’ambito di un filone d’indagine parallelo al procedimento principale per omicidio volontario aggravato.
Professionisti sotto accusa per presunta manipolazione peritale
Tra gli indagati figurano l’avvocata Alessia Pontenani, il consulente psichiatrico Marco Garbarini, le psicologhe operanti nel carcere di San Vittore Paola Guerzoni e Letizia Marazzi, oltre a Federica Martinetti e Maria Fiorella Gazale. Secondo il pubblico ministero Francesco De Tommasi, il gruppo avrebbe partecipato a una strategia per far apparire Alessia Pifferi come gravemente ritardata mentalmente, con lo scopo di evitare l’ergastolo.
Le accuse della Procura: “falsi test e attestazioni mendaci”
L’impianto accusatorio ipotizza, a vario titolo, reati come favoreggiamento personale, false dichiarazioni al pubblico ministero, falsa testimonianza, falso in atto pubblico e falso commesso da incaricati di pubblico servizio. In particolare, le psicologhe avrebbero redatto una relazione clinica che attribuiva alla donna un quoziente intellettivo di 40, equivalente a un deficit cognitivo severo, nonostante – sempre secondo la Procura – la detenuta si presentasse lucida, orientata e pienamente capace di intendere e volere.
Un presunto piano per ottenere una perizia psichiatrica favorevole
La documentazione prodotta, secondo le indagini, avrebbe avuto lo scopo di giustificare la richiesta di una perizia psichiatrica, introducendo l’ipotesi di una incapacità mentale che, se accertata, avrebbe potuto evitare la condanna al carcere a vita. Il test Wais, utilizzato per determinare il quoziente intellettivo, non sarebbe stato in realtà indicato per il caso della Pifferi, che – secondo i magistrati – non presentava elementi clinici tali da giustificarne l’applicazione.
La richiesta di rinvio a giudizio è ora al vaglio del giudice per le indagini preliminari. Se accolta, aprirà un nuovo processo parallelo, che si affiancherà al dibattimento principale per omicidio.