Caso Segre, il legale contro l’archiviazione: elencati i 246 account con messaggi d’odio verso la senatrice
Presentata opposizione all’archiviazione per 17 indagati Milano – Nel procedimento penale aperto a Milano per le minacce e le offese rivolte online a Liliana Segre, senatrice a vita e sopravvissuta alla Shoah, il legale Vincenzo Saponara ha depositato un’opposizione formale alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura per 17 indagati. Nel documento, presentato al giudice […]
Presentata opposizione all’archiviazione per 17 indagati
Milano – Nel procedimento penale aperto a Milano per le minacce e le offese rivolte online a Liliana Segre, senatrice a vita e sopravvissuta alla Shoah, il legale Vincenzo Saponara ha depositato un’opposizione formale alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura per 17 indagati. Nel documento, presentato al giudice per le indagini preliminari, sono stati elencati 246 account social che avrebbero diffuso contenuti offensivi e discriminatori.
Un dossier dettagliato sui messaggi d’odio
L’opposizione è corredata da una tabella in cui i messaggi sono stati classificati con un sistema cromatico in base alla loro gravità:
- Viola per le dichiarazioni diffamatorie e insultanti.
- Blu per i post che attribuiscono alla senatrice il titolo di “nazista” o che ne mettono in discussione la biografia.
- Bordeaux per i contenuti chiaramente antisemiti.
- Verde per i messaggi che potrebbero configurare il reato di propaganda e istigazione a delinquere per motivi razziali, etnici o religiosi.
Anche Chef Rubio tra gli indagati
Tra i 17 soggetti per i quali la Procura ha chiesto l’archiviazione, figura Gabriele Rubini, noto al pubblico come Chef Rubio. Il suo account è tra quelli segnalati, in quanto già oggetto di indagine per diffamazione e minacce aggravate dall’odio razziale.
Il prossimo passo: la decisione del giudice
Ora spetta al giudice per le indagini preliminari (GIP) Alberto Carboni valutare l’opposizione e stabilire se procedere con ulteriori indagini o accogliere la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura. Il caso resta sotto i riflettori, alimentando il dibattito sulla lotta all’hate speech online e sulle misure necessarie per contrastare la diffusione di messaggi d’odio sui social network.