Commercio in crisi di personale: Confimprese cerca 10mila addetti nel carcere di Bollate
Confimprese porta le aziende nel carcere di Bollate per formare detenuti e colmare la carenza di 10mila addetti nel retail e nella ristorazione.
Il settore del commercio e della ristorazione fatica a trovare personale: mancano circa 10mila addetti, tra commessi, camerieri e operatori del retail. Per affrontare questa emergenza, Confimprese ha deciso di guardare dove fino a oggi pochi avevano osato: il carcere di Bollate, modello nazionale per i percorsi di lavoro dei detenuti.
A incontrare i detenuti ci sono state alcune delle principali catene retail e ristorazione associate a Confimprese, tra cui Eataly, La Piadineria, Celio e Nau!, per discutere di formazione, lavoro e reinserimento sociale.
Lavoro come strumento di reinserimento sociale
Secondo Mario Resca, presidente di Confimprese, il lavoro non è solo una soluzione alla carenza di personale, ma anche un efficace strumento di reinserimento sociale: “Offrire un impiego ai detenuti riduce la recidiva, responsabilizza e motiva i lavoratori. L’inserimento professionale tramite l’articolo 21 è etico ma anche sostenibile, grazie a contratti regolari, formazione e accompagnamento”. Roberto Bezzi, responsabile della formazione a Bollate, aggiunge: “Il carcere genera rabbia, ma trasformarla in energia produttiva può fare la differenza nella vita delle persone”.
Storie di detenuti: voglia di lavorare e rinascita
Tra i detenuti che hanno preso la parola, una donna racconta il suo percorso: ex vigilessa e imprenditrice, ha vissuto il carcere come un ostacolo alla sua dignità. “Non lavorare qui dentro era la morte. Il lavoro accelera la dignità, soprattutto per noi donne. Abbiamo esperienza, certificazioni e voglia di impegnarci”.
Alessio Magnani, già uscito dal carcere, oggi lavora stabilmente in una società di head hunting: “Il carcere mi ha permesso di studiare, trovare lavoro e dimostrare quanto fossi motivato. Il tasso di assenteismo dei detenuti è basso e il loro impiego contribuisce a ridurre il rischio sociale”.
Le aziende valutano inserimenti concreti
Anche le imprese stanno muovendo passi concreti. Monica Salvestrin Brogi di Nau! dichiara: “Stiamo valutando l’inserimento di detenuti nei nostri negozi, partendo da percorsi di formazione professionale in ottica, con corsi in presenza e a distanza. L’idea è offrire competenze e opportunità concrete”.