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Corteo pro-Pal a Milano: sospeso il processo per i due minorenni coinvolti negli scontri, 9 mesi di lavori sociali

Il Tribunale per i minorenni di Milano sospende il processo per due studenti coinvolti negli scontri pro-Gaza: previsti lavori sociali.

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Il Tribunale per i minorenni di Milano ha disposto la sospensione del processo nei confronti di due studenti liceali di 17 anni coinvolti negli scontri avvenuti il 22 settembre scorso alla stazione Centrale, al termine di una manifestazione a sostegno di Gaza. I giudici hanno stabilito per entrambi un periodo di nove mesi di messa alla prova, durante il quale i ragazzi dovranno seguire un percorso di lavori socialmente utili. Se l’esito del programma sarà valutato positivamente, i reati contestati verranno estinti, come previsto dalla normativa minorile.

Le accuse: resistenza e danneggiamento

I due minorenni erano stati arrestati con l’accusa di resistenza aggravata a pubblico ufficiale e danneggiamento in relazione agli episodi di tensione scoppiati al termine del corteo. Il procedimento si è svolto con rito abbreviato, una scelta che consente una definizione più rapida del percorso giudiziario.

Dal carcere ai domiciliari, poi la revoca

In un primo momento, ai due studenti era stata applicata la misura dell’obbligo di permanenza in casa, disposta dal giudice per le indagini preliminari. Tuttavia, il 9 ottobre, il Tribunale del Riesame per i minorenni aveva revocato la misura cautelare, consentendo ai ragazzi di tornare in libertà, seppur con alcune prescrizioni.

Il nodo dei “daspo urbani” e il dibattito politico

Il caso si inserisce in un contesto più ampio di discussione sulle misure amministrative adottate dopo gli scontri. Nei giorni scorsi, il Tar della Lombardia ha sospeso i cosiddetti “daspo urbani” notificati ad alcuni giovani coinvolti nei disordini, tra cui i due minorenni. Una decisione che ha suscitato critiche da parte della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, secondo cui simili provvedimenti rischiano di vanificare il lavoro delle forze dell’ordine.

I legali: “Ora conta il percorso educativo”

I difensori dei due ragazzi, gli avvocati Mirko Mazzali e Guido Guella, hanno sottolineato l’importanza della scelta del Tribunale di puntare su un percorso educativo e di responsabilizzazione, coerente con i principi della giustizia minorile. La messa alla prova rappresenta infatti uno strumento pensato per favorire il reinserimento sociale dei giovani e prevenire la reiterazione dei comportamenti illeciti.

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