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Crans-Montana, il liceo Virgilio torna in classe tra dolore e silenzio: “Enorme pressione mediatica. Serve proteggere i ragazzi”

Quattro studenti ancora ricoverati al Niguarda, supporto psicologico e stop ai media: il rientro difficile del liceo Virgilio

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Il rientro a scuola dopo le vacanze natalizie, al liceo classico Virgilio di Milano, ha un sapore diverso. Nelle aule si torna a studiare, ma nella terza D quattro banchi restano vuoti. Sono quelli occupati dai due ragazzi e dalle due ragazze rimasti gravemente ustionati nell’incendio di Capodanno a Crans-Montana, ancora ricoverati all’ospedale Niguarda. Un’assenza che pesa, visibile e silenziosa allo stesso tempo.

“Una tragedia fuori da ogni esperienza scolastica”

A raccontare il clima è il vicepreside Mario Secone, che parla di un rientro anomalo, carico di emozioni difficili da gestire. Le scuole, spiega, affrontano spesso situazioni complesse legate alla salute degli studenti, ma una tragedia di questa portata va oltre qualsiasi esperienza precedente. Il dolore collettivo si è intrecciato, negli ultimi giorni, con una forte esposizione mediatica che la dirigenza definisce non più sostenibile.

La pressione dei media e la scelta di fermarsi

Da diversi giorni il liceo è al centro dell’attenzione di televisioni e giornali. Una presenza costante che, secondo la scuola, rischia di interferire con il bisogno primario di studenti e docenti: ritrovarsi, parlarsi, elaborare. Per questo la decisione è chiara: una volta chiusi i cancelli, non ci sarà più spazio per telecamere e microfoni. La priorità diventa il confronto diretto con i ragazzi, anche quando le emozioni restano silenziose ma profonde.

Il supporto degli psicologi per studenti e famiglie

A sostenere il rientro in classe ci sarà l’intervento di professionisti specializzati. L’Ordine degli Psicologi e il servizio di Psicologia dell’Emergenza incontreranno gli studenti della classe coinvolta, con attività dedicate già nei primi giorni. Il percorso proseguirà anche con momenti di confronto riservati a docenti e genitori, per accompagnare tutta la comunità scolastica in una fase delicata e complessa.

Quattro studenti “vivi, ma ancora in pericolo”

I quattro ragazzi feriti restano al centro dei pensieri della scuola. Le loro condizioni sono definite critiche, sospese tra la speranza e la preoccupazione. Per questo, sottolinea il vicepreside, il ritorno alla normalità non deve trasformarsi in rimozione.

La scuola prova a ripartire senza dimenticare, tenendo aperto lo spazio dell’attesa e del ritorno. Ricostruire una quotidianità che non cancelli il dolore, ma lo tenga dentro una comunità che prova a ritrovarsi.

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