Crisi aziendali a Milano, i licenziamenti salgono da 10 a 15 imprese: il report della Città metropolitana
Due nuovi approfondimenti dell'Osservatorio Mercato del Lavoro fotografano il semestre marzo-agosto. Le situazioni non ancora formalizzate restano la quota maggiore, mentre l'impatto occupazionale mensile si riduce.
Nel territorio della Città metropolitana di Milano, fra marzo e agosto 2026, sono state censite 53 aziende in difficoltà, per un totale di 1.708 lavoratori coinvolti. Il dato emerge da due nuovi report dell'Osservatorio Mercato del Lavoro dell'ente, dedicati all'andamento delle crisi aziendali sul territorio.
La zona grigia delle crisi potenziali
La categoria più consistente non è quella delle procedure formali. Le crisi definite "potenziali", cioè non ancora sfociate in tavoli sindacali con le istituzioni competenti né nel ricorso ad ammortizzatori sociali, riguardano 20 aziende su 53, il 37,74% del totale, ma coinvolgono 838 lavoratori, quasi la metà del complesso monitorato. È il segmento che interessa di più chi si occupa di politiche attive, perché individua situazioni ancora reversibili.
Cassa integrazione e licenziamenti
Le procedure di cassa integrazione hanno riguardato 18 aziende e 622 lavoratori. I licenziamenti si sono concentrati in 15 imprese e hanno interessato 248 persone. La distribuzione mostra quindi un quadro in cui a un numero elevato di aziende corrisponde, in media, una dimensione contenuta degli organici coinvolti.
Più imprese, meno persone
Il confronto mensile restituisce un movimento in controtendenza. Ad agosto 2026 le aziende monitorate risultano lievemente cresciute rispetto a febbraio, da 11 a 12, mentre i lavoratori interessati scendono in misura netta, da 330 a 184. Le situazioni sotto osservazione restano dunque numerose, ma l'impatto sull'occupazione, mese per mese, si riduce.
Cosa succede quando una crisi potenziale si concretizza
Il secondo documento, che copre il periodo febbraio 2025-luglio 2026, consente di vedere l'evoluzione. In quella finestra le crisi potenziali riguardavano 25 aziende, il 48,08% del totale, e 1.065 lavoratori, il 54,20%. Nel semestre successivo le imprese in bilico scendono a 20, ma contemporaneamente crescono quelle in cassa integrazione, da 17 a 18, e soprattutto quelle che ricorrono ai licenziamenti, da 10 a 15. Una parte delle situazioni sospese, in altri termini, si è risolta passando alle procedure formali.