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Crisi dello stabilimento La Pavoni a San Giuliano Milanese, a rischio oltre 30 posti di lavoro. L’allarme dei sindacati: “Urge confronto con Regione”

Sindacati chiedono un incontro urgente alla Regione Lombardia per salvare lo stabilimento La Pavoni e tutelare occupazione e produzione

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Si apre un nuovo fronte di tensione nel settore industriale lombardo: lo stabilimento de La Pavoni a San Giuliano Milanese è al centro di una crisi che mette in allarme lavoratori e sindacati. L’azienda, attiva dal 1905 nella produzione di macchine da caffè e simbolo del “made in Milano”, rischia un ridimensionamento significativo dopo l’annuncio di una possibile cessione di ramo d’azienda.

Il piano e le ricadute sui lavoratori

Secondo quanto comunicato alle organizzazioni sindacali, l’operazione prevede il trasferimento di circa due terzi dei dipendenti in un altro stabilimento del gruppo Smeg, situato in provincia di Verona. Una scelta che, nei fatti, potrebbe portare allo svuotamento produttivo del sito milanese.

Le conseguenze sarebbero pesanti: oltre 30 lavoratori rischiano il posto, insieme a un patrimonio industriale costruito in oltre un secolo di attività. Una prospettiva che preoccupa non solo per l’impatto sociale, ma anche per la possibile perdita di competenze e identità produttiva legata al territorio.

Sindacati in campo: richiesta urgente alla Regione

Le sigle FIOM-CGIL e UILM hanno già attivato le prime iniziative, convocando un’assemblea con i lavoratori e inviando una richiesta formale di incontro ai vertici di Regione Lombardia. L’obiettivo è aprire un tavolo di confronto che coinvolga istituzioni, azienda e rappresentanze sindacali per valutare soluzioni alternative alla dismissione. Sul tavolo, la necessità di difendere l’occupazione e mantenere la produzione sul territorio lombardo.

I rappresentanti sindacali ribadiscono la volontà di non arretrare: la priorità è garantire continuità industriale e tutela dei posti di lavoro. La Pavoni, sottolineano, non è solo un’azienda ma un pezzo di storia manifatturiera milanese, riconoscibile anche nello slogan che ne ha accompagnato la crescita: “fatte a mano a Milano”.

La posizione dell’azienda: “Decisione necessaria”

Dal canto suo, il gruppo spiega che la decisione arriva al termine di un’analisi approfondita. “Abbiamo valutato diverse alternative, incluse ipotesi di ricollocazione nell’area milanese, ma nessuna si è rivelata sostenibile”. Il trasferimento delle attività produttive verso il sito di Bonferraro, in provincia di Verona, viene motivato con esigenze tecniche e organizzative: “La scelta è legata alla capacità produttiva, alla continuità operativa e al mantenimento degli standard qualitativi”, sottolinea l’azienda, evidenziando come l’operazione rientri in un più ampio processo di riorganizzazione industriale.

Allo stesso tempo, il gruppo precisa che “le attività di ricerca, sviluppo e commercializzazione resteranno a Milano” e assicura attenzione sul fronte occupazionale: “La priorità è contenere l’impatto sociale, collaborando con le istituzioni per individuare soluzioni a tutela dei lavoratori”.

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