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Crisi Hoepli di Milano: lavoratori in sciopero per il futuro della storica casa editrice

La vertenza che coinvolge la storica casa editrice e libreria Hoepli di Milano entra in una fase decisiva. Nel pomeriggio di martedì 10 marzo i dipendenti hanno incrociato le braccia per un’ora di sciopero simbolico davanti alla sede di via Hoepli, mentre all’interno dell’azienda si riuniva il consiglio di amministrazione chiamato a discutere le prospettive […]

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La vertenza che coinvolge la storica casa editrice e libreria Hoepli di Milano entra in una fase decisiva. Nel pomeriggio di martedì 10 marzo i dipendenti hanno incrociato le braccia per un’ora di sciopero simbolico davanti alla sede di via Hoepli, mentre all’interno dell’azienda si riuniva il consiglio di amministrazione chiamato a discutere le prospettive della società.

La mobilitazione nasce dal clima di forte incertezza che circonda il destino di una delle realtà editoriali più storiche della città. I lavoratori, riuniti in assemblea, hanno manifestato preoccupazione per la mancanza di un piano industriale che chiarisca strategie e progetti futuri.

La richiesta dei sindacati: chiarezza sul piano industriale

Le organizzazioni sindacali Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil denunciano da tempo l’assenza di indicazioni concrete sul futuro dell’azienda. Nonostante le ripetute richieste di confronto con la dirigenza, spiegano le sigle sindacali, non è stato ancora presentato un programma che definisca il rilancio o le prospettive della casa editrice.

Secondo i rappresentanti dei lavoratori questa situazione di incertezza non riguarda solo i circa novanta dipendenti, ma coinvolge anche autori, fornitori e lettori che da anni fanno riferimento al catalogo tecnico e scientifico dell’editore milanese.

Flash mob e mobilitazione davanti alla libreria

Lo sciopero rappresenta solo il primo passo della mobilitazione. I lavoratori hanno annunciato anche un flash mob previsto per sabato 14 marzo alle 11 davanti alla storica libreria di via Hoepli, nel cuore di Milano. L’obiettivo è mantenere alta l’attenzione pubblica su una vicenda che riguarda non soltanto un’azienda ma anche un pezzo importante della storia culturale della città.

Cassa integrazione e timori per i dipendenti

Nel frattempo l’azienda ha avanzato la richiesta di cassa integrazione ordinaria per 89 lavoratori, con una durata iniziale prevista di tredici settimane. Una misura che, secondo i sindacati, aumenta il clima di incertezza e che non è stata accompagnata da un accordo condiviso con le rappresentanze dei dipendenti. Per i lavoratori la priorità resta quella di ottenere garanzie sulla continuità dell’attività editoriale e sulla tutela dell’occupazione.

I possibili scenari: vendita o liquidazione

Tra le ipotesi che circolano sul futuro della società c’è la possibile cessione del settore dell’editoria scolastica, considerato il più redditizio, a un fondo internazionale collegato al gruppo Pearson. Non viene esclusa neppure la prospettiva di una liquidazione volontaria dell’azienda. Scenari che i dipendenti contestano apertamente, chiedendo invece un confronto strutturato con la proprietà per individuare soluzioni che salvaguardino l’occupazione e il patrimonio editoriale.

Il richiamo del sindaco Sala

Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, che ha espresso forte preoccupazione per il futuro della casa editrice. Il primo cittadino ha ricordato come la libreria Hoepli rappresenti un punto di riferimento storico per la cultura milanese e ha auspicato che nelle decisioni prevalga il senso di responsabilità nei confronti dei lavoratori e della città.

Una crisi che va oltre i conti

Dietro la situazione di difficoltà non ci sarebbero soltanto problemi economici ma anche tensioni tra i soci della società. Da una parte la famiglia Hoepli, dall’altra i fratelli Nava, titolari di una quota significativa dell’azienda. Intanto l’ultimo bilancio ha registrato diversi segnali negativi: calo delle vendite della libreria, diminuzione delle nuove pubblicazioni e una perdita di circa un milione di euro, nonostante la riduzione dei costi del personale.

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