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Da Barona a Corvetto, le periferie milanesi che l’estate lascia senza rete: il rapporto WeWorld sulle disuguaglianze educative

In occasione della Giornata delle Periferie del 24 giugno, WeWorld pubblica “Abitare i Margini”, una ricerca partecipativa che mette al centro le voci di oltre 230 bambini, ragazze e ragazzi che vivono nelle periferie italiane. Milano è uno dei territori più analizzati: quartieri come Giambellino, Barona e Corvetto emergono come luoghi in cui povertà educativa, […]

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In occasione della Giornata delle Periferie del 24 giugno, WeWorld pubblica “Abitare i Margini”, una ricerca partecipativa che mette al centro le voci di oltre 230 bambini, ragazze e ragazzi che vivono nelle periferie italiane. Milano è uno dei territori più analizzati: quartieri come Giambellino, Barona e Corvetto emergono come luoghi in cui povertà educativa, carenza di servizi e isolamento sociale si sovrappongono, producendo forme di esclusione che la lunga pausa estiva non fa che amplificare.

La Barona e gli altri quartieri: “Siamo uguali apparentemente, ma nel profondo no”

Milano non è estranea alle dinamiche di marginalizzazione che la ricerca documenta in sette città italiane. Dai quartieri osservati da WeWorld nel capoluogo lombardo emergono racconti che smontano la narrazione di una città inclusiva e di opportunità. “Viviamo in un posto in cui siamo uguali apparentemente, ma nel profondo ci sono classi diverse di persone in base ai soldi e alle opportunità”, racconta una giovane della Barona. Una consapevolezza che non nasce dal rifiuto delle regole ma dalla percezione concreta di vivere in un sistema in cui diritti e prospettive non sono distribuiti in modo equo, e che in assenza di spazi di partecipazione rischia di trasformarsi in rabbia silenziosa.

Quando la scuola chiude, nelle periferie non arriva niente

A Milano, come nel resto delle periferie italiane, la scuola resta spesso l’unico presidio educativo e relazionale presente sul territorio. Quando i cancelli si chiudono a giugno, in molti quartieri quel vuoto non viene colmato da nessuna alternativa concreta. I centri estivi rappresentano una soluzione troppo costosa per le famiglie con meno risorse, e le opportunità accessibili sono limitate. La pausa scolastica italiana, tra le più lunghe d’Europa con le sue 12-14 settimane, amplifica le disuguaglianze già esistenti attraverso il fenomeno del summer learning loss: la perdita di competenze acquisite durante l’anno colpisce in misura maggiore chi vive già in condizioni di fragilità.

“Quando chiude a giugno, quel vuoto non viene colmato da niente. Non nei quartieri dove i servizi già scarseggiano, dove le famiglie non hanno reti di supporto, dove lo spazio pubblico è militarizzato o semplicemente assente. Tre mesi in cui le disuguaglianze non si fermano: si allargano”, dichiara Martina Albini, coordinatrice del Centro Studi di WeWorld e curatrice della ricerca.

I numeri che raccontano il divario: abbandono scolastico e giovani senza lavoro né studio

I dati raccolti dalla ricerca fotografano un divario strutturale che non riguarda le scelte individuali ma il contesto di provenienza. Il tasso di abbandono scolastico passa dal 22,8% tra i ragazzi con genitori a bassa istruzione all’1,2% tra i figli di laureati. La quota di giovani NEET, non impegnati né nello studio né nel lavoro, sfiora il 25% nel Sud e nelle Isole, ma il fenomeno è presente anche nelle periferie delle grandi città del Nord, Milano compresa. La scuola, percepita da molti ragazzi come fondamentale, viene tuttavia descritta come incapace di garantire le stesse opportunità a tutti, uno spazio che troppo spesso riproduce le disuguaglianze invece di contrastarle.

Per rispondere concretamente al problema della pausa estiva, WeWorld e MammadiMerda hanno rilanciato la petizione “Ristudiamo il calendario”, già sottoscritta da oltre 75.000 persone, per chiedere un ripensamento dell’organizzazione del tempo scolastico in direzione di una scuola più equa e vicina alle esigenze reali di studenti e famiglie.

“Smarginare” Milano: cambiare il sistema, non adattare le persone

La proposta che emerge dalla ricerca si sintetizza nel concetto di “smarginare”: non portare chi vive ai margini verso il centro facendolo adattare a un sistema che produce disuguaglianze, ma trasformare quel sistema ridistribuendo risorse, potere e opportunità. “Se i margini continuano a esistere non è perché alcune persone restano indietro, ma perché il sistema continua a produrli”, afferma Andrea Comollo, Direttore Programmi Domestici di WeWorld. Le indicazioni concrete riguardano il ripensamento dei servizi di quartiere, delle politiche abitative, dei percorsi educativi e del coinvolgimento delle comunità nelle decisioni che le riguardano.

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