Deposito petrolifero nel Milanese evade 60 milioni di IVA su 188 milioni di litri di carburante: scatta il sequestro preventivo
La Guardia di Finanza di Milano e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Ufficio Lombardia 2, stanno eseguendo un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente di oltre 60 milioni di euro, emesso dal giudice per le indagini preliminari di Milano su richiesta della Procura Europea. Al centro dell’indagine c’è un deposito autorizzato […]
La Guardia di Finanza di Milano e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Ufficio Lombardia 2, stanno eseguendo un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente di oltre 60 milioni di euro, emesso dal giudice per le indagini preliminari di Milano su richiesta della Procura Europea. Al centro dell’indagine c’è un deposito autorizzato di prodotti petroliferi in provincia di Milano che, nel periodo 2023-2025, avrebbe immesso in consumo oltre 188 milioni di litri di diesel e benzina in evasione d’imposta.
Il meccanismo della frode
Secondo la ricostruzione degli investigatori, il deposito avrebbe fatto indebito ricorso al regime dell’IVA all’estrazione, che prevede il pagamento dell’imposta al momento in cui i beni vengono estratti dal deposito IVA, sulla base di una stima dei quantitativi destinati alla successiva commercializzazione. L’utilizzo distorto di questo meccanismo, reiterato sistematicamente per tre anni attraverso una sottostima dell’imposta dovuta, avrebbe consentito alla società di evadere oltre 60 milioni di euro di IVA, realizzando un indebito vantaggio economico rispetto ai concorrenti che operavano nel rispetto delle regole.
Prezzi artificialmente bassi e distorsione della concorrenza
Il risparmio fiscale illegittimo avrebbe permesso alla società di vendere carburanti a prezzi significativamente inferiori a quelli di mercato, sia attraverso la propria rete di distributori, le cosiddette pompe bianche, sia mediante cessioni ad altri operatori del settore. Una pratica che, secondo gli inquirenti, ha prodotto rilevanti effetti distorsivi della concorrenza, alterando le condizioni di mercato a danno degli operatori in regola con gli obblighi fiscali.
Tre indagati e la responsabilità amministrativa della società
Al termine delle attività investigative, il rappresentante legale della società e due amministratori di fatto sono stati segnalati alla Procura Europea per il reato di dichiarazione infedele. La società è stata inoltre denunciata per responsabilità amministrativa degli enti. Il provvedimento di sequestro preventivo riguarda beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie riconducibili alla società e ai soggetti indagati, per un valore corrispondente al profitto del reato stimato in oltre 60 milioni di euro. Sono contestualmente in corso perquisizioni nei confronti degli indagati. Il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari e la responsabilità degli indagati potrà essere accertata solo in caso di sentenza irrevocabile di condanna.