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Dieci anni di ApritiModa: il 24 e 25 ottobre cento laboratori del Made in Italy aprono le porte al pubblico

Dalle quattordici aziende milanesi del 2017 a una rete che attraversa l’Italia. Tra le novità gli atelier dell’alta sartoria nuziale, il tappezziere delle gondole veneziane e l’ombrellaio della Casa Reale britannica

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Sabato 24 e domenica 25 ottobre ApritiModa celebra la decima edizione ripartendo da Milano, la città che l’ha vista nascere. Nel 2017 gli indirizzi aderenti erano quattordici, tutti milanesi; oggi il circuito conta un centinaio tra maison, manifatture, atelier e botteghe artigiane distribuite dal Friuli alla Sicilia. Anche il pubblico è cresciuto: dai 16mila visitatori della prima edizione alle oltre cinquantamila richieste di prenotazione dell’ultima, con più di un milione di interazioni sul sito e un tempo medio di permanenza di sei minuti.


L’iniziativa, ideata dalla giornalista Cinzia Sasso, nasce da una curiosità elementare: scoprire cosa accade dietro certe porte sempre chiuse. L’accesso è gratuito e avviene su prenotazione attraverso il sito ufficiale.


Le novità milanesi e le altre aperture, dalle grandi maison alle botteghe


A Milano Leu Locati mostra come nascono le proprie borse-gioiello, compresa quella scelta da Elisabetta II. Entrano per la prima volta nel circuito alcuni atelier dedicati all’abito da sposa: Anna Renzi Brivio, Cecilia Gerosa, Antonio Riva e Poesie Spose. Fuori città, all’isola della Giudecca debutta Hydro Mirò, cantiere veneziano specializzato nelle tappezzerie per le gondole, lavorazione che non trova equivalenti altrove, mentre a Napoli apre Mario Talarico, ombrellaio storico legato alla Casa Reale britannica. 


Confermata la presenza delle realtà legate a Giorgio Armani, Brunello Cucinelli e Dolce&Gabbana, affiancate da nomi dell’artigianato come Pino Grasso Ricami, il Cappellificio Cervo, Doucal’s, il guantificio Omega, la sartoria Litrico e le tessiture storiche Antico Setificio Fiorentino e Luigi Bevilacqua.


Il percorso porta all’interno dei processi produttivi: come prendono forma tessuti, abiti, cappelli, occhiali, scarpe e profumi, ma anche nastri, passamanerie e bottoni. I visitatori incontrano i maestri al lavoro e osservano lavorazioni che raramente escono dai laboratori.


Sasso: “Moda patrimonio condiviso, il lusso sta nel processo”


Per l’ideatrice la manifestazione restituisce visibilità a una catena di competenze che resta abitualmente nascosta. L’abito che sfila sul red carpet, osserva, è soltanto l’ultimo passaggio di un percorso costruito da tessuti, bottoni, cerniere, passamanerie e ricami. Il lusso, in questa lettura, non coincide con l’oggetto finito ma con la qualità, la ricerca, il tempo e la competenza che lo precedono. “La moda non è un capriccio per pochi, è un patrimonio condiviso”, afferma Sasso, sottolineando la soddisfazione reciproca tra chi visita e chi mostra il proprio mestiere.


Dalla Scala ai telai del Cinquecento


Il decennio ha portato i visitatori nei laboratori sartoriali del Teatro alla Scala e della Fenice di Venezia, dove piccoli manichini servono a studiare i costumi, oltre che al Comunale di Bologna, alla Pergola di Firenze e nei teatri napoletani. Ha fatto conoscere la Tessitura Bevilacqua, attiva dal Cinquecento su telai provenienti dalla Scuola della Seta della Serenissima, e l’Antico Setificio Fiorentino, dove si lavora su macchine costruite a partire da un disegno attribuito a Leonardo da Vinci. Da Pino Grasso, custode di un archivio di oltre dodicimila campioni, si scopre che il ricamo impiega plastica riciclata, legno, corallo, osso, semi, terracotta e pietre preziose: per l’abito indossato da Demi Moore alla notte degli Oscar sono servite 1.690 ore di lavoro.


Dalle furlane friulane al feltro di Alessandria


Il circuito ha raggiunto il Rione Sanità di Napoli, dove la famiglia Squillace lavora ancora su vecchie macchine Singer, e l’Ombrellificio Maglia, fondato nel 1854 e oggi guidato da Francesco, che ha lasciato la professione forense per raccogliere l’eredità familiare. A Gonars, in Friuli, Lis Furlanis produce le scarpette in velluto con suola ricavata dai copertoni delle biciclette. Ad Alessandria la manifattura Borsalino trasforma un mucchio di pelo in feltro attraverso oltre cinquanta passaggi, quasi tutti manuali. Da UNIC, Unione Nazionale Industria Conciaria, si possono osservare oltre trentamila campioni di pelle, il 95% dei quali derivati dal recupero di scarti dell’industria alimentare.


Patrocini e partner


La manifestazione gode del patrocinio di Regione Lombardia, Comune di Milano, FAI Fondo per l’Ambiente Italiano e Fondazione Altagamma, in attesa della riconferma di quello del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Tra i partner istituzionali figurano Camera Nazionale della Moda Italiana, Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte e Lineapelle-Unic. Si rinnova la collaborazione con NABA, Nuova Accademia di Belle Arti, e con il Consorzio di tutela della DOC Prosecco, official sparkling wine dell’evento. Completano il quadro degli sponsor Allianz Trade, GRIVEN e Incantalia.


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