Diritto allo studio in Lombardia, CGIL denuncia fondi insufficienti e il rischio di un’università sempre più elitaria
CGIL Lombardia e FLC CGIL Lombardia esprimono forte preoccupazione per lo stato dei finanziamenti destinati al Diritto allo Studio Universitario per l’anno accademico 2026/2027. Nonostante uno stanziamento iniziale di 114 milioni di euro, comprensivo del contributo del Fondo Integrativo Statale, le risorse regionali vengono giudicate del tutto inadeguate a coprire le reali necessità della popolazione […]
CGIL Lombardia e FLC CGIL Lombardia esprimono forte preoccupazione per lo stato dei finanziamenti destinati al Diritto allo Studio Universitario per l’anno accademico 2026/2027. Nonostante uno stanziamento iniziale di 114 milioni di euro, comprensivo del contributo del Fondo Integrativo Statale, le risorse regionali vengono giudicate del tutto inadeguate a coprire le reali necessità della popolazione studentesca lombarda.
La richiesta inascoltata
Il sindacato ha presentato nelle scorse settimane una proposta concreta durante la fase di assestamento di bilancio, chiedendo un incremento sensibile del budget regionale attraverso l’utilizzo delle risorse FSE+ 21-27 non ancora impegnate, stimate tra 300 e 350 milioni di euro. Secondo CGIL Lombardia, sarebbero bastati 20-25 milioni di euro per ciascuno dei prossimi due anni per avviare una svolta significativa. La richiesta non è stata accolta, una scelta che il sindacato attribuisce alla mancanza del coraggio politico necessario per intraprendere questa direzione.
Borse di studio adeguate solo del 1,4%
Il sindacato denuncia un paradosso evidente: mentre l’inflazione e il costo della vita nelle città universitarie continuano a crescere, l’adeguamento delle borse di studio si è fermato a un massimo di 100 euro, pari a un incremento dell’1,4% legato all’indice ISTAT. Gli importi attualmente previsti, 2.991 euro per gli studenti residenti, 4.191 euro per i pendolari e 7.172 euro per i fuori sede, vengono giudicati insufficienti a garantire una reale autonomia economica per gli studenti privi di mezzi propri. Anche le nuove misure introdotte, come l’innalzamento della soglia ISEE a 26.887,93 euro o la borsa sperimentale di 500 euro per la didattica a distanza, vengono definite piccoli interventi incapaci di risolvere le criticità strutturali del sistema.
Il rischio di un’università sempre più elitaria
La preoccupazione condivisa con personale universitario, docenti, studenti e alcuni rettori riguarda la possibile perdita della funzione di ascensore sociale dell’università, che rischia di trasformarsi in un’istituzione sempre più riservata a chi può permettersela. I dati nazionali rendono il tema ancora più urgente: il tasso di laureati in Italia tra i 25 e i 64 anni si ferma al 22,3%, ben al di sotto della media europea del 36,1%. Per CGIL Lombardia, limitare l’accesso alla formazione superiore significa compromettere direttamente la competitività e la coesione sociale del Paese.
L’appello costituzionale
Il sindacato richiama esplicitamente l’articolo 34 della Costituzione italiana, secondo cui “la Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso”. Per CGIL Lombardia, investire nel sistema pubblico dell’istruzione non rappresenta una voce di spesa ma una scelta strategica fondamentale per la tenuta dei grandi servizi pubblici, al pari del sistema sanitario nazionale. La richiesta finale è che Regione Lombardia e Governo nazionale passino da interventi frammentari a politiche pubbliche coerenti e investimenti costanti, senza far gravare il costo della formazione sulle famiglie più fragili.