Docente in maternità esclusa dall'incarico, l'accusa della Cgil all'Ufficio scolastico di Milano: "Penalizzata per il congedo"
Per i sindacati la manifestazione di interesse è stata chiesta a lei sola, tra oltre trenta docenti comandati, e il tabulato telefonico smentisce i tentativi di contatto dichiarati dall'Ufficio. Il caso è ora al Comitato unico di garanzia del Ministero
Fp Cgil e Flc Cgil Milano hanno reso pubblica la vicenda di una docente che non ha ottenuto il rinnovo del comando presso l'Ambito Territoriale di Milano dell'Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia. Al momento della decisione la lavoratrice era assente per maternità, dopo una gravidanza classificata a rischio. Nell'incontro sindacale del 27 agosto sarebbe emerso che proprio quell'assenza ha pesato sull'esito.
Cosa contestano i sindacati
Le due organizzazioni mettono le mani avanti su un punto: il comando è uno strumento a termine e la sua prosecuzione non costituisce un diritto acquisito. La dirigente dell'Ufficio, Letizia Affatato, dispone quindi di un margine di valutazione. L'oggetto della contestazione è un altro: il criterio con cui quel margine sarebbe stato esercitato. L'Amministrazione aveva indicato come parametri "continuità, professionalità, rispetto delle tempistiche, corrette relazioni", ma secondo le sigle a determinare l'esclusione è stato il congedo. Nel corso del confronto, riferiscono, alla lavoratrice sarebbe stato detto che il comando avrebbe potuto essere interrotto già nei mesi precedenti e che a trattenere l'Ufficio era stata la sua condizione.
La contraddizione sui tempi
Il nodo temporale è quello su cui i sindacati insistono maggiormente. L'incarico è stato mantenuto per circa sette mesi di assenza, mentre oggi l'Amministrazione ritiene di non poter attendere i cinque mesi circa necessari al rientro in servizio. Per Fp e Flc Cgil la questione di fondo riguarda tutte le dipendenti pubbliche: la maternità gode di tutela formale, ma l'assenza che ne consegue rischia di trasformarsi nel motivo per non confermare una posizione.
L'addebito di non aver manifestato interesse
Cesare Bottiroli, di Fp Cgil Milano, ricostruisce il contenuto della comunicazione inviata alla docente: l'Amministrazione le avrebbe imputato di non aver espresso, durante l'assenza, la volontà di proseguire l'incarico, non avendo richiesto un colloquio con la dirigente né inviato alcuna dichiarazione in tal senso. Un addebito rivolto a una donna impegnata in una gravidanza a rischio. Secondo il sindacalista, spetta all'Amministrazione farsi carico delle legittime aspettative professionali dei propri dipendenti, e la prosecuzione di un comando dovrebbe reggersi su criteri professionali verificabili.
Alla sede milanese il comando interessa oltre trenta insegnanti. A nessuno degli altri, sostengono le sigle, è stata richiesta una preventiva manifestazione di interesse. L'interrogativo posto da Bottiroli è perché quel passaggio sia diventato decisivo unicamente per la dipendente che in quel periodo non era in servizio a causa della gravidanza.
Il tabulato che smentisce l'irreperibilità
Il capitolo più delicato riguarda i tentativi di contatto. Nella comunicazione alla lavoratrice l'Ufficio dichiarava di aver provato a raggiungerla, facendo riferimento a una sua irreperibilità. Nell'incontro del 27 agosto il sindacato ha opposto il registro delle chiamate della dipendente, dal quale non risulterebbe alcuna telefonata dell'Amministrazione prima della scadenza del termine. A quel punto, riferisce Bottiroli, la ricostruzione sarebbe mutata: all'Ufficio ci si sarebbe accorti solo il venerdì, con le graduatorie già pubblicate e i termini chiusi, che la docente non figurava tra i riconfermati; chi avrebbe dovuto contattarla non disponeva del recapito, recuperato il lunedì seguente, quando ogni spazio era esaurito.
A complicare il quadro c'è una comunicazione del 14 agosto nella quale l'Ufficio sosteneva che i tempi ristretti rendevano "materialmente impossibile" un preavviso. Se il preavviso era impraticabile e il contatto è avvenuto a termine scaduto, osserva Bottiroli, non è sostenibile addossare alla lavoratrice la responsabilità di non aver segnalato per tempo il proprio interesse. Una donna in gravidanza a rischio, è il ragionamento, deve poter pensare alla propria salute e a quella del bambino senza un adempimento ulteriore non richiesto agli altri colleghi, per poi apprendere che il suo mancato assolvimento ha giustificato l'esclusione.
La richiesta al Ministero
Il caso è stato sottoposto al Comitato Unico di Garanzia del Ministero dell'Istruzione e del Merito. Le due sigle chiedono all'Amministrazione scolastica risposte pubbliche e chiare, ribadendo di non voler convertire un istituto temporaneo in un diritto alla riconferma. La richiesta, affermano, è più elementare: che la maternità non si traduca, in via diretta o indiretta, in uno svantaggio professionale, e che a comprenderlo sia in primo luogo un'amministrazione pubblica.