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Economia, Lombardia in frenata: il Pd chiede una nuova regia pubblica e rilancia il ruolo di Finlombarda

Al Pirellone il convegno dem sullo sviluppo economico del Nord: crescita scesa sotto l’1% per tre anni consecutivi, critiche alla gestione regionale e proposta di una politica industriale strutturata

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La Lombardia cresce meno, e lo fa da tempo. È questo il punto di partenza del convegno “Sviluppo economico del Nord, il ruolo di Finlombarda presente e futuro”, organizzato lunedì dal Partito Democratico lombardo al Pirellone. Un appuntamento che non si è limitato alla denuncia, ma ha provato a strutturare una proposta alternativa alla gestione economica regionale targata centrodestra.

A tracciare il quadro d’insieme è stato il capogruppo Pierfrancesco Majorino, che ha parlato di “preoccupazione per un rallentamento evidente” della prima regione italiana per PIL. I numeri citati confermano la tendenza: la crescita regionale è scesa dall’1% allo 0,6%, mentre l’area metropolitana milanese ha visto il proprio tasso dimezzarsi dall’1,6% all’1%.

Tre anni sotto la soglia dell’1%: Del Bono parla di stagnazione strutturale

Il dato più allarmante emerso dal convegno riguarda la persistenza del rallentamento. Il vicepresidente del Consiglio regionale Emilio Del Bono ha escluso che si tratti di una flessione congiunturale: “Da ormai tre anni Regione Lombardia non cresce più. O meglio, cresce talmente poco da stare sotto l’1% del prodotto interno lordo”. Una dinamica che, ha sottolineato, avvicina il profilo lombardo a quello nazionale, tradizionalmente considerato il termine di paragone negativo per una regione abituata a fare da traino.

Roggiani: “Basta sussidi a pioggia, serve una visione industriale”

La segretaria regionale del Pd Silvia Roggiani ha spostato il focus dalla diagnosi alla responsabilità politica. Il problema lombardo, a suo avviso, non è congiunturale né esclusivamente legato al contesto macro: “La Lombardia ha lo stesso problema dell’Italia: non cresce, e questo è un problema serio”. La critica alla giunta regionale si è concentrata sull’assenza di una strategia organica: distribuire risorse in modo frammentato, senza una visione di sistema, non produce sviluppo duraturo. “Ci siamo chiesti quale debba essere il ruolo della Regione e di Finlombarda: continuare a distribuire mancette oppure costruire una vera politica industriale. Noi pensiamo la seconda”, ha detto, anticipando l’intenzione dem di candidarsi alla guida della Regione con un programma economico alternativo.

Finlombarda alla deriva: Bussolati denuncia la perdita di centralità strategica

Il nodo più tecnico del convegno ha riguardato Finlombarda, la finanziaria regionale con oltre 800 milioni di attivo. Pietro Bussolati ha descritto un soggetto che rischia di smarrire la propria ragione d’essere istituzionale: nato come braccio operativo della Regione per sostenere le imprese e orientare gli investimenti pubblici, starebbe evolvendo verso una logica autonoma, sempre meno ancorata alle priorità strategiche del territorio.

Il problema non è la disponibilità di risorse, che risulta consistente, ma la loro direzione: senza una regia pubblica capace di coordinarle, i capitali rischiano di disperdersi senza produrre effetti sistemici. La proposta avanzata da Bussolati punta a riportare Finlombarda al centro delle politiche regionali, con interventi mirati sulle piccole e medie imprese, sulla doppia transizione ecologica e digitale e sul miglioramento della qualità occupazionale.

Una sfida aperta al centrodestra in vista delle regionali

Al di là del merito economico, il convegno ha avuto una chiara valenza politica. Il Pd lombardo si è posizionato come alternativa credibile alla gestione regionale, costruendo una proposta che si vuole distante sia dalla critica generica sia dalla logica del sussidio. La partita è aperta: le prossime elezioni regionali si avvicinano, e il terreno dello sviluppo economico si conferma uno dei campi su cui si giocherà la contesa.

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