Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano (n°278 dell’11/10/2017) – Organo ufficiale dell’Osservatorio Metropolitano di Milano

Educazione emotiva, l’Italia è in ritardo: solo 1 italiano su 4 sa riconoscere e gestire le proprie emozioni

Il MINDex 2026 di Unobravo e Ipsos Doxa fotografa un Paese in cui la consapevolezza emotiva non si traduce in capacità di gestione

Di

Solo un italiano su quattro ha ricevuto un’educazione emotiva strutturata, eppure oltre tre quarti riconoscono che questa formazione ha influenzato profondamente il loro modo di relazionarsi con gli altri. È uno dei dati più significativi del MINDex 2026, il Barometro del Benessere Mentale degli Italiani realizzato da Unobravo in collaborazione con Ipsos Doxa, presentato martedì 5 maggio a Milano in occasione del mese della consapevolezza sulla salute mentale. La ricerca, dedicata quest’anno allo stato dell’educazione emotiva in Italia, restituisce un quadro in cui la percezione di sé e la capacità reale di gestire le emozioni divergono in modo significativo, con differenze marcate tra generi e generazioni.

Gli uomini si sentono emotivamente competenti, ma i numeri raccontano altro

Il dato più contraddittorio riguarda l’universo maschile. Il 40% degli uomini si dichiara molto consapevole della propria emotività, e oltre il 60% afferma di aver ricevuto supporto emotivo in famiglia, una percentuale sensibilmente più alta rispetto al 44% delle donne. Eppure, quando si passa dalla percezione alla pratica, il quadro si capovolge: solo il 15% degli uomini afferma di riuscire pienamente a gestire le proprie emozioni forti e i comportamenti che ne conseguono.

La distanza tra autovalutazione e capacità effettiva si riflette anche nella disponibilità a chiedere aiuto. Solo un uomo su tre si rivolgerebbe senza difficoltà a un professionista della salute mentale in caso di necessità, contro oltre la metà del campione femminile. Nel 2025 la percentuale di uomini che hanno intrapreso un percorso psicologico con Unobravo si è fermata al 38%, in crescita rispetto al 2022 ma ancora lontana dalla parità.

“Gli uomini chiedono meno aiuto, arrivano più tardi a farlo e spesso lo fanno quando il disagio è già diventato difficile da gestire”, ha dichiarato Danila De Stefano, CEO e founder di Unobravo. “Alla base c’è anche un’educazione emotiva che, fin dall’infanzia, tende a semplificare, contenere o negare ciò che si prova, invece di insegnare a riconoscerlo e attraversarlo.”

Gen Z: consapevoli ma impulsivi, con emozioni difficili da nominare

La generazione più giovane presenta un profilo articolato. Solo una donna Gen Z su quattro riferisce di comprendere bene il proprio mondo interiore, contro oltre il 40% degli uomini della stessa fascia d’età. Ma anche tra i giovani uomini la consapevolezza dichiarata non corrisponde alla capacità di gestione: solo uno su dieci afferma di riuscire a riflettere prima di reagire e a controllare pienamente le proprie reazioni emotive.

Sul piano dei contenuti emotivi più difficili da esprimere, emergono differenze di genere anche tra i più giovani: per i ragazzi Gen Z la felicità è il sentimento che fatica di più a trovare espressione, mentre per le coetanee sono tristezza e rabbia. Per un terzo degli italiani in generale, indipendentemente dalla generazione, amore e affetto rimangono i sentimenti più difficili da discutere in famiglia.

Corena Pezzella, Clinical Manager e psicoterapeuta di Unobravo, ha sottolineato come “l’esposizione delle proprie fragilità possa essere scoraggiata, con il rischio di alimentare una sensazione di isolamento emotivo”, e ha richiamato il valore dell’alfabetizzazione emotiva come strumento per stare in contatto con ciò che si prova senza esserne sopraffatti.

L’eredità educativa: il “non piangere” e la rottura generazionale

Le radici del problema affondano nell’infanzia. Solo due italiani su dieci dichiarano di aver avuto genitori che li aiutavano a dare un nome alle proprie emozioni. Per oltre la metà degli intervistati il tema veniva affrontato in modo discontinuo, evitato o minimizzato, e nel 10% dei casi era attivamente scoraggiato con frasi come “non esagerare”. Le più colpite dalla cultura del silenzio emotivo risultano le donne Baby Boomer, con circa una su due che riporta questa esperienza.

Un segnale positivo arriva però dai giovani uomini Gen Z, il 26% dei quali dichiara di aver ricevuto un supporto emotivo effettivo dai genitori. La rottura con i modelli educativi ereditati è evidente: un genitore su due sceglie oggi un approccio opposto a quello che ha ricevuto. Sul valore di insegnare ai figli a parlare delle proprie emozioni c’è però ancora un divario di genere: tre donne su quattro lo considerano una priorità, contro poco più della metà degli uomini.

Lo stigma frena ancora tre italiani su quattro

Sul fronte della salute mentale in senso più ampio, il MINDex 2026 rileva che solo il 9% degli italiani considera il tema discusso apertamente nella società, e tre su quattro identificano nello stigma sociale un freno ancora significativo. Più della metà percepisce tuttavia un cambiamento in corso. Il supporto psicologico è ormai visto come strumento essenziale di benessere dal 52% degli italiani, con le donne Gen Z in testa al 70%.

La campagna “Unobravo for Men” e la risposta istituzionale

In risposta ai dati, Unobravo lancia nel mese di maggio la campagna “Unobravo for Men”, dal tono volutamente provocatorio, articolata tra affissioni outdoor e attivazione di creator, con il supporto della no-profit Mica Macho. L’iniziativa punta a invitare gli uomini a superare le esitazioni culturali e a rivendicare il diritto di chiedere aiuto psicologico.

Sul versante istituzionale, alla presentazione del MINDex è intervenuta Federica Picchi, Sottosegretario allo Sport e Giovani di Regione Lombardia, che ha ricordato gli interventi regionali in corso: il bando Giovani Smart, portato da 3 a 5,6 milioni di euro, e il bando “La Lombardia è dei giovani 2025”, con cui sono stati finanziati sportelli psicologici in diversi Comuni lombardi tra cui Monza, Erba e Dalmine, oltre a un progetto di motivazione scolastica rivolto anche ai docenti per supportarli in contesti complessi e multiculturali.

Condividi questo articolo

Altre notizie