Effetto guerra in Medio Oriente, Biffi (Assolombarda): “Imprese italiane in allarme, crescita industriale già azzerata”
Secondo Alvise Biffi di Assolombarda, la chiusura dello stretto di Hormuz colpisce le imprese italiane e rischia di portare a una recessione.
La chiusura dello stretto di Hormuz sta già pesando sull’economia italiana, avverte Alvise Biffi, presidente di Assolombarda. Secondo Biffi, l’impatto immediato ha annullato le prospettive di crescita per il 2026, generando preoccupazioni diffuse tra le aziende, soprattutto quelle attive nella trasformazione industriale.
Costi in aumento e rischio recessione
L’incremento dei costi energetici, delle materie prime, dei noli e dei trasporti rischia di spingere il sistema produttivo verso una recessione, sottolinea Biffi. La situazione si rivela particolarmente critica per l’Italia, un Paese fortemente orientato alla trasformazione industriale, che subisce in misura maggiore le fluttuazioni dei mercati internazionali rispetto ad altri competitor.
L’incertezza come ostacolo strategico
Per le imprese, l’incertezza è il fattore più dannoso, spiega Biffi, perché rende impossibile pianificare strategie a lungo termine. Il blocco dei traffici nello stretto, rileva il presidente di Assolombarda, rallenta gli scambi commerciali dell’area lombarda—Milano, Monza-Brianza, Lodi e Pavia—che, prima del conflitto, valevano circa cinque miliardi di euro, evidenziando la vulnerabilità del tessuto industriale locale di fronte a tensioni geopolitiche.