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Emergenza isole di calore a Milano, l’allarme di Pregliasco: “Il rischio vero sono le notti tropicali”

La Lombardia figura tra i territori italiani in cui gli effetti del caldo estremo si manifestano con maggiore forza. A pesare non è però soltanto la colonnina di mercurio. Come spiega a Milano Quotidiano Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva dell’Università degli Studi di Milano La Statale, la combinazione […]

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La Lombardia figura tra i territori italiani in cui gli effetti del caldo estremo si manifestano con maggiore forza. A pesare non è però soltanto la colonnina di mercurio. Come spiega a Milano Quotidiano Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva dell’Università degli Studi di Milano La Statale, la combinazione tra umidità, densità abitativa e conformazione delle grandi aree urbane produce un carico sanitario specifico.

L’isola di calore: perché Milano non si raffredda di notte

Il capoluogo lombardo presenta una condizione peculiare. “Il caldo accumulato durante il giorno viene rilasciato lentamente da asfalto, edifici e superfici urbane, impedendo un reale raffrescamento notturno”, osserva Pregliasco. È da qui che nasce il fenomeno delle notti tropicali, individuato dall’esperto come uno dei principali fattori di rischio per la salute: “L’organismo non riesce a recuperare lo stress termico accumulato”.

L’indicatore da guardare: i 24-25 gradi dopo il tramonto

Il parametro decisivo non coincide con il picco diurno. “Quando di notte il termometro resta sopra i 24-25 gradi e l’umidità rimane elevata, aumentano i ricoveri per scompenso cardiaco, problemi respiratori, disidratazione e insufficienza renale”, avverte il docente. Un impatto che si concentra su fasce ben definite della popolazione: anziani, persone che vivono sole, pazienti già fragili. La nuova fase di caldo in arrivo, monitorata quotidianamente da ARPA Lombardia attraverso l’indice Humidex e dagli strumenti di sorveglianza del Ministero della Salute, porterà con sé un disagio bioclimatico marcato.

Pregliasco riconosce l’efficacia dell’impianto di allerta già operativo a Milano, ma indica una direzione ulteriore. Le proposte che formula riguardano l’impiego dei dati sanitari in tempo reale per intercettare precocemente gli effetti delle ondate di calore, l’attivazione di reti di controllo dedicate alle persone fragili, l’ampliamento dei luoghi climatizzati accessibili alla cittadinanza e un maggiore coinvolgimento del volontariato e del Terzo Settore.

Il caldo come rischio professionale

Un capitolo a sé riguarda chi lavora all’aperto. “In Lombardia migliaia di persone operano ogni giorno nei cantieri, nella logistica, nell’agricoltura e nei servizi di emergenza. Per loro il caldo non è un disagio, ma un vero rischio professionale”, sottolinea il virologo, che indica le misure necessarie: riorganizzazione degli orari, pause ravvicinate, idratazione costante e una valutazione puntuale del rischio da calore. Il principio che riassume l’approccio è netto: “Non bisogna attendere il malore per intervenire”.

Le regole quotidiane e un cambio di paradigma

Sul piano individuale, le raccomandazioni restano essenziali: bere con regolarità, mantenere gli ambienti freschi, ricorrere al condizionatore senza esitazioni quando serve, contenere l’attività fisica nelle ore centrali e verificare ogni giorno le condizioni di un familiare anziano o di un vicino che vive da solo. Ma il messaggio conclusivo di Pregliasco guarda oltre l’emergenza stagionale: “Il cambiamento climatico non è più uno scenario futuro: a Milano e in Lombardia è ormai una realtà sanitaria quotidiana. Dobbiamo imparare a convivere con estati sempre più lunghe e intense, trasformando la prevenzione da risposta emergenziale a politica strutturale di salute pubblica”.

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