Femminicidio di Daniela Florea ne quartiere Barriera di Milano: uccisa e nascosta nel letto per dieci giorni, fermato l'ex compagno
Il corpo della 32enne, occultato nel letto per dieci giorni, scoperto dopo l'allarme lanciato da un amico
Un fermo per indiziato di delitto ha segnato la svolta nelle indagini sulla morte di Daniela Florea, donna di 32 anni trovata senza vita nel proprio appartamento di via Paisiello 17, nel quartiere Barriera di Milano. Il provvedimento, eseguito il 5 agosto 2026, riguarda il suo ex compagno, cittadino romeno di 45 anni, accusato di maltrattamenti in famiglia, femminicidio e occultamento di cadavere.
Un decesso avvenuto giorni prima del ritrovamento
Ricostruendo la cronologia dei fatti, gli inquirenti collocano la morte della donna nella notte tra il 9 e il 10 luglio 2026. Il corpo, tuttavia, è stato scoperto soltanto il 20 luglio, occultato all'interno del contenitore del letto matrimoniale e avvolto in un lenzuolo: un intervallo di circa dieci giorni durante il quale nessuno aveva avuto notizie della vittima.
L'allarme lanciato da un amico preoccupato
A far emergere la tragedia è stato un amico di Daniela, insospettito dall'assenza di contatti prolungata. L'uomo, in possesso di un mazzo di chiavi dell'appartamento, ha deciso di entrare personalmente nell'abitazione, dove ha percepito un odore intenso e anomalo proveniente dagli ambienti interni. È stato lui ad allertare immediatamente le forze dell'ordine, dando così avvio agli accertamenti.
Politraumatismo cranico e asfissia, l'esito dell'autopsia
Gli accertamenti medico-legali disposti sul corpo hanno individuato la causa del decesso in un grave politraumatismo cranico associato ad asfissia meccanica. La datazione della morte, stabilita in circa dieci giorni prima del ritrovamento, ha permesso agli investigatori di restringere il cerchio delle ricerche, orientandosi rapidamente verso l'ex compagno della vittima, rintracciato insieme al figlio minorenne della donna proprio nei giorni della scoperta del cadavere.
Le prime dichiarazioni rese dall'uomo agli inquirenti sono apparse fin da subito poco lineari, tanto da spingere la Procura a iscriverlo nel registro degli indagati. Da quel momento la Squadra Mobile ha condotto un'attività investigativa articolata, che ha incluso l'ascolto di diversi testimoni, l'analisi dei tabulati telefonici dell'indagato e lo studio delle immagini raccolte dai sistemi di videosorveglianza presenti nella zona di via Paisiello, elementi che nel loro insieme hanno portato al fermo.
Una relazione finita che l'uomo non avrebbe mai accettato
Secondo la ricostruzione degli investigatori, alla base del delitto vi sarebbe la fine della relazione sentimentale tra i due, interrotta diversi mesi prima della tragedia ma mai realmente accettata dall'indagato. Nel periodo successivo alla separazione, l'uomo avrebbe continuato a mantenere un controllo costante sulla vita della donna, un comportamento che gli inquirenti considerano centrale nella ricostruzione del movente. Le indagini restano aperte sotto il coordinamento della Procura della Repubblica.