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Femminicidio di Pamela a Milano: il gip conferma il carcere per Soncin: “Delitto pianificato da giorni con freddezza”

Il gip di Milano: Pamela Genini consapevole di morire. Soncin agì con crudeltà e pianificò l’omicidio da giorni.

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Il gip di Milano Tommaso Perna ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere per Gianluca Soncin, accusato dell’omicidio pluriaggravato di Pamela Genini. Dall’ordinanza emergono dettagli agghiaccianti: l’uomo avrebbe inferto 24 coltellate, molte delle quali non mortali, prolungando la sofferenza della vittima. “Pamela si è resa conto di morire”, scrive il giudice, sottolineando la crudeltà e l’assenza di “qualsiasi forma di umana compassione”.

Un piano studiato da giorni

Secondo il giudice, l’assassino non ha agito d’impulso. La spedizione a casa della giovane donna sarebbe stata preparata con largo anticipo, almeno una settimana prima del delitto. Soncin, secondo l’ordinanza, avrebbe persino duplicato le chiavi dell’abitazione di Pamela, pianificando un’azione “determinata dall’intento di impedirle di porre fine alla relazione”.
Una motivazione definita dal gip “futile e meschina”, incapace di giustificare un atto tanto brutale.

Il rischio di nuovi gesti violenti

L’ordinanza mette in luce anche un concreto pericolo di recidiva. Soncin, infatti, avrebbe minacciato di morte la madre della vittima, con il rischio che possa “portare a termine le minacce già annunciate”. Il gip evidenzia inoltre la possibilità che l’indagato possa vendicarsi contro l’ex fidanzato di Pamela, indicato con le iniziali F.D., la cui testimonianza è stata fondamentale per ricostruire la dinamica del femminicidio. “Nella sua follia omicida – scrive il giudice – potrebbe rivolgere la sua rabbia anche contro di lui”.

Le violenze mai denunciate

Tra le righe dell’ordinanza emerge anche l’amarezza per le violenze precedenti mai formalmente denunciate.
Il 9 maggio 2025 Pamela aveva chiamato le forze dell’ordine dopo un’irruzione improvvisa di Soncin nella sua casa, minimizzando però l’accaduto e parlando di un semplice “amico con cui aveva un debito”. Secondo il gip, quel silenzio ha impedito che emergesse “la reale gravità della situazione”, fatta di minacce, aggressioni e paura quotidiana.

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