Femminicidio di Pamela Genini, in Corte d’Assise il video della bodycam: “Soncin ci sbatteva la porta in faccia mentre Pamela moriva”
Un maxischermo, il silenzio dell’aula e le immagini registrate dalla telecamera indossata da un agente delle volanti. È attraverso quel filmato che la Corte d’Assise di Milano, presieduta dalla giudice Antonella Bertoja, ha ripercorso gli ultimi istanti di vita di Pamela Genini, la ventinovenne uccisa con 76 coltellate la sera del 14 ottobre 2025 nel […]
Un maxischermo, il silenzio dell’aula e le immagini registrate dalla telecamera indossata da un agente delle volanti. È attraverso quel filmato che la Corte d’Assise di Milano, presieduta dalla giudice Antonella Bertoja, ha ripercorso gli ultimi istanti di vita di Pamela Genini, la ventinovenne uccisa con 76 coltellate la sera del 14 ottobre 2025 nel suo appartamento di via Iglesias. In prima fila, l’imputato: Gianluca Soncin, 53 anni, chiamato a rispondere di omicidio pluriaggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà, dai futili motivi e dalla relazione affettiva. Secondo quanto riferito in aula, di fronte a quelle immagini l’uomo non ha manifestato reazioni.
Il duplicato delle chiavi comprato una settimana prima
Non ci fu alcuna effrazione. Soncin entrò nell’appartamento della giovane con una copia delle chiavi, fatta realizzare una settimana prima in una ferramenta poco distante. È il dettaglio su cui poggia una delle aggravanti contestate, la premeditazione, insieme alla crudeltà, ai futili motivi e alla relazione affettiva.
I messaggi a Francesco Dolci: “Ho paura, chiama la polizia”
Nel momento in cui si accorge della presenza dell’ex compagno, la giovane è in contatto con un amico, Francesco Dolci, oggi indagato per vilipendio di cadavere e destinato a essere sentito nel corso del processo. I messaggi WhatsApp che gli invia sono l’unico appiglio: “Non so che fare, chiama la Polizia. È da denuncia… digli di non suonare”. E ancora: “Ho paura… entrato con copia chiavi”. Dolci allerta immediatamente il 112. La chiamata, registrata, contiene tutti gli elementi necessari a individuare l’indirizzo. Lo scambio di messaggi tra i due si interrompe alle 21.52.
Quando la volante raggiunge lo stabile, Pamela è ancora viva. È lei stessa a rispondere al cancello in ferro, con una frase apparentemente banale: “Glovo, secondo piano”. Un modo per far salire gli agenti senza allertare l’aggressore. A decodificarla davanti alla Corte è stata Serafina Di Vuolo, responsabile dell’Ufficio di Prevenzione Generale della questura milanese, chiamata a ricostruire l’attività investigativa: si tratta, ha spiegato, di un segnale inequivocabile di pericolo imminente per la vita.
L’irruzione
Alle 21.58 gli agenti abbattono il portoncino in vetro, salgono le scale e si dirigono verso l’appartamento da cui provengono le urla. Un chiavistello blocca l’accesso, ma la fessura consente già di scorgere il corpo della ragazza riverso a terra. Soncin, secondo la ricostruzione della testimone, è dietro la porta e tenta di richiuderla. Serve un colpo più deciso per sfondarla. La frase pronunciata in aula dalla funzionaria è netta: “Ci sbatteva la porta in faccia mentre Pamela moriva”.
L’arma rinvenuta sul tappeto non appartiene alla dotazione di una casa. Si tratta, ha precisato la funzionaria, di uno strumento riconducibile a contesti militari, con una lama di ventuno centimetri. Il tentativo della vittima di sottrarsi ai colpi non è servito: sarebbe stata trascinata per i capelli e colpita ancora. Nell’abitazione dell’imputato a Cervia, nel Ravennate, la perquisizione ha portato al sequestro di un numero definito rilevante di lame.
“Quando c’è amore una sberla non cambia niente”: la mail del dicembre 2024
Tra gli atti depositati compare un messaggio di posta elettronica che Soncin inviò alla donna nel dicembre del 2024. Il testo è stato letto in aula: “Anche tu sei manesca ma io le prendo perché quando c’è amore una sberla non cambia niente”. Referti, chat e attività sui social hanno restituito il profilo di una relazione cominciata nel marzo 2024 e attraversata da aggressioni ripetute. Nessuna delle quali risulta denunciata.
Il processo prosegue
La decisione di proiettare i filmati in dibattimento è stata della procura. Il fascicolo è seguito dalla pm Alessia Menegazzo con Letizia Mannella, che dirige il dipartimento competente anche in materia di violenza di genere. Il collegio è presieduto dalla giudice Antonella Bertoja. Nel pomeriggio l’udienza è proseguita con l’audizione di alcuni residenti dello stabile di via Iglesias.