Femminicidio di Pamela Genini, la madre: "Dopo un anno è come se fosse successo ieri, non abbiamo ancora i suoi resti"
Una Smirnova intervistata da Gianluigi Nuzzi a “Dentro la notizia”. Sulla profanazione della tomba: “Gli unici motivi possono essere l’ossessione e la vendetta”
A dodici mesi dal femminicidio, la madre di Pamela Genini ha scelto di parlare pubblicamente della propria figlia, uccisa a ventinove anni a Milano dall’ex compagno Gianluca Soncin. “Una ragazza bellissima dentro e fuori, con un cuore grandissimo, che aiutava il prossimo e teneva alla famiglia”, l’ha descritta Una Smirnova nel corso dell’intervista di Gianluigi Nuzzi a “Dentro la notizia”.
La tomba violata e i resti mai restituiti
Il dolore si è sommato a una vicenda successiva alla morte. La sepoltura della giovane è stata profanata e, a distanza di un anno, i familiari non hanno ancora ottenuto la restituzione dei resti. “Dopo un anno è come se fosse successo ieri per noi”, ha affermato la madre, descrivendo una sofferenza che non si attenua ma si aggrava con il passare del tempo.
Le due persone che la perseguitavano
Interrogata sull’esistenza di comportamenti persecutori nei confronti della figlia, Smirnova ne ha individuati due. Il primo è Soncin. Il secondo riguarda una persona che si presentava incappucciata sotto l’abitazione milanese di Pamela, alla quale la donna attribuisce il danneggiamento dell’automobile, graffiata, e la manomissione dei freni. Nessun altro, secondo la sua ricostruzione, rientrava in quel quadro.
L’ipotesi sul movente della profanazione
Sul fronte dell’oltraggio alla sepoltura, la madre riferisce che gli inquirenti hanno escluso qualsiasi finalità economica, in ragione delle modalità con cui l’atto è stato compiuto: nell’intenzione, cioè, che nessuno se ne accorgesse. Restano due spiegazioni possibili, secondo Smirnova: l’ossessione e la vendetta.