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Femminicidio Genini, Soncin in aula per il processo: la famiglia di Pamela chiede l’ergastolo

Prima udienza del processo immediato a Milano: la Procura e i legali della famiglia si oppongono alla costituzione di parte civile di Francesco Dolci

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Gianluca Soncin, 53 anni, è comparso giovedì 4 giugno davanti alla Corte d’Assise di Milano per la prima udienza del processo immediato a suo carico. L’imprenditore è accusato di aver ucciso con 79 coltellate, con premeditazione, crudeltà e per futili motivi, la ex compagna Pamela Genini, 29 anni, il 14 ottobre 2025 nell’abitazione della donna in via Iglesias 33. Al suo ingresso in aula, Una Smirnova, madre della vittima, ha urlato “bastardo” allontanandosi dall’aula. Soncin, difeso dagli avvocati Petro Sartori e Simona Luceri, rischia l’ergastolo.

La famiglia chiede giustizia e l’ergastolo

La sorella e il fratello di Pamela sono presenti in aula. La madre, il padre della vittima, ricoverato in coma, e i fratelli hanno chiesto di costituirsi parte civile. “Chiediamo giustizia, verità e l’ergastolo: sicuramente è quello che si merita”, ha dichiarato a margine dell’udienza Pier Giuseppe Rota, compagno della madre di Pamela. “È l’aspirazione della famiglia, dei fratelli e della mamma”, ha concluso.

Dolci vuole entrare come parte civile: la battaglia in aula

La prima udienza è stata segnata anche dallo scontro sulla richiesta di Francesco Dolci, ex amico e frequentatore di Pamela, di costituirsi parte civile nel processo. L’avvocato della madre, Nicodemo Gentile, si è opposto con fermezza: “Siamo in un caso in cui la realtà supera la fantasia: stalker in vita e dopo la morte, senza alcun rispetto per la famiglia di Pamela e per questo processo.” Gentile ha definito la frequentazione tra Dolci e Pamela “superficiale e frivola”, ricordando che la stessa vittima lo chiamava “stalker” e che la Procura di Bergamo, dove Dolci è indagato per furto e vilipendio di cadavere, parla di un “incessante atteggiamento asfittico.”

I pm Alessia Menegazzo e Letizia Mannella hanno chiesto alla Corte di non ammettere la costituzione di parte civile di Dolci, sostenendo che l’uomo non avrebbe “nessun interesse legittimo” né “nessun danno diretto”, oltre al fatto che nei suoi confronti è aperto un procedimento per la profanazione della tomba di Pamela nel cimitero di Strozza. Alla stessa posizione si sono associati gli altri legali della famiglia della vittima.

La difesa di Dolci: “Era l’ultima persona con cui ha parlato Pamela”

Di segno opposto la tesi dell’avvocata Eleonora Prandi, legale di Dolci, che ha sostenuto la legittimità della costituzione di parte civile ricordando come tra i due ci fosse “un rapporto stabile e continuativo dal maggio 2025.” “È lui l’ultima persona con cui ha parlato Pamela, è a lui che ha chiesto aiuto, è lui che si è precipitato e ha collaborato con i pubblici ministeri. Avevano un progetto in essere: quello di sposarsi”, ha argomentato la legale.

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