Frode da 30 milioni, indagato il neo responsabile milanese di Futuro Nazionale
Luca Carleo, designato referente con delega alla Città Metropolitana di Milano per il partito guidato da Roberto Vannacci, risulta tra gli indagati nell'inchiesta sulle società del gruppo Ops
La nomina come responsabile vicario regionale di Futuro Nazionale per la Lombardia era arrivata martedì 28 luglio. Due giorni dopo, sono scattate l'indagine e le conseguenti dimissioni. Luca Carleo, designato referente con delega alla Città Metropolitana di Milano per il partito guidato da Roberto Vannacci, risulta infatti tra gli indagati nell'inchiesta condotta dalla Procura di Milano sulle società del gruppo Ops, guidato dall'amministratore Ciro Di Meglio.
Chi è Luca Carleo
Carleo è uno degli amministratori delle società riconducibili al gruppo Ops, oggi al centro di un'inchiesta finanziaria per presunte frodi che supererebbero i 30 milioni di euro. Risulta indagato insieme allo stesso Di Meglio e ad altre otto persone, ed è tra i destinatari delle misure cautelari su cui il gip dovrà pronunciarsi al termine degli interrogatori preventivi. Da quanto si è appreso, l'uomo si è dimesso dall'incarico appena assegnatogli all'interno del partito.
"Con queste nomine proseguiamo con determinazione nella costruzione del futuro della Nazione che vogliamo, quello che gli italiani ci chiedono a gran voce", aveva dichiarato martedì il coordinatore nazionale del partito, Massimiliano Simoni, nel comunicare i nuovi referenti territoriali, tra cui figurava proprio il nome di Carleo.
La scalata a tre società quotate in Borsa
L'inchiesta della Procura di Milano ha coinvolto gli imprenditori Ciro Di Meglio e Luca Carleo, saliti alla ribalta delle cronache per aver rilevato tre società quotate in Borsa: le ex Eems, Netweek, storica catena di giornali locali lombardi e piemontesi, e Giglio Group, ribattezzate dai due rispettivamente Ops Italia, Ops Retail e Ops eCom.
Sequestrate le quote che garantivano il controllo delle società
Le quote azionarie che consentivano a Di Meglio, attraverso la sua Fortezza Capital Holding, e a Carleo di mantenere il controllo delle tre società sono state sequestrate dal Tribunale di Milano su richiesta del pm Nicola Rossato. Il provvedimento ha interessato anche una quarta società, oltre a 100mila euro considerati profitto del reato di aggiotaggio. Questa l'ipotesi al centro dell'inchiesta della Procura, che contesta complessivamente a 35 persone, tra consiglieri di amministrazione, sindaci e professionisti, anche i reati di ostacolo all'esercizio delle funzioni delle autorità di vigilanza, false comunicazioni sociali per le società quotate, formazione fittizia di capitale, malversazione di erogazioni pubbliche e responsabilità amministrativa delle società per reati commessi a loro vantaggio dagli amministratori.
Il meccanismo della presunta frode
Le indagini, condotte anche con la collaborazione della Consob, avrebbero fatto emergere condotte illecite finalizzate a sottoscrivere fittizi aumenti di capitale, drenare liquidità dalle società quotate e raccogliere fondi, anche attraverso finanziamenti garantiti dallo Stato, destinati a scopi diversi da quelli indicati nei relativi contratti. Al centro dell'inchiesta figura inoltre un presunto utilizzo distorto dei "Prestiti obbligazionari convertibili" non standard, per un ammontare complessivo che supererebbe i 30 milioni di euro. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, le società quotate, con l'obiettivo di posticipare un dissesto finanziario già grave, avrebbero stipulato contratti di finanziamento con una società inglese che, in cambio della liquidità fornita, avrebbe ottenuto azioni corrispondenti all'importo del prestito, oltre a commissioni pari al 5% dello stesso.
Gli accertamenti avrebbero però rivelato che il vero sottoscrittore dell'operazione era in realtà una società italiana, le cui quote sono state oggetto di sequestro, e che la liquidità impiegata proveniva da società riconducibili allo stesso amministratore delegato, nonché dalle medesime società quotate coinvolte nell'operazione. La Procura ha chiesto misure cautelari per dieci indagati, tra cui Di Meglio e Carleo, con gli interrogatori preventivi fissati per il mese di settembre.