Frode fiscale da 1,5 miliardi, sequestri anche a Milano: appartamento al Bosco Verticale tra i beni congelati
Un giro di fatture inesistenti in 14 regioni italiane
Tra i protagonisti della maxi frode fiscale da 1,5 miliardi di euro scoperta dalla Guardia di Finanza di Savona spicca un uomo di 40 anni residente a Milano, risultato titolare formale o dipendente di una decina di società coinvolte nel sistema di fatture false. Sui suoi conti correnti personali e aziendali sono stati individuati circa sei milioni di euro, una delle cifre più rilevanti emerse nell'ambito dell'inchiesta denominata "China Express", che ha portato al sequestro preventivo di beni per oltre 8,5 milioni di euro nei confronti di 22 imprenditori, in prevalenza di origine cinese.
Un giro di fatture inesistenti tra Milano e altre 13 regioni
L'operazione ha svelato un vorticoso giro di fatture per operazioni inesistenti, emesse a beneficio di centinaia di imprese del settore dell'abbigliamento e della bigiotteria attive in 14 regioni italiane, tra cui la Lombardia. Su delega della Procura di Savona, le Fiamme Gialle hanno dato esecuzione a una serie di decreti di sequestro preventivo emessi dal Gip del Tribunale savonese nei confronti degli imprenditori coinvolti, attivi nel commercio all'ingrosso e al dettaglio.
Il centro estetico di Albenga all'origine dell'inchiesta
Tutto è partito da una verifica fiscale condotta su un centro estetico di Albenga gestito da un cittadino cinese. Nonostante l'attività risultasse priva di magazzino, dipendenti e qualsiasi capacità manageriale o economica, il titolare aveva emesso fatture per la vendita all'ingrosso di capi di abbigliamento a ben 204 società, in Italia e all'estero, per un valore complessivo di circa 20 milioni di euro. L'imprenditore è stato denunciato per emissione di fatture relative a operazioni inesistenti e per distruzione e occultamento della contabilità, mentre altre 192 persone fisiche sono state denunciate come utilizzatrici delle fatture false, confluite nelle dichiarazioni dei redditi e nei bilanci delle rispettive aziende, comprese quelle con sede nell'area milanese.
Un sistema piramidale con ispezioni anche in Lombardia
Le indagini di polizia giudiziaria, condotte tramite perquisizioni informatiche e domiciliari, analisi dei conti correnti e interrogatori, hanno fatto emergere un meccanismo ben più esteso di quanto inizialmente ipotizzato. Le imprese utilizzatrici annotavano in contabilità fatture false provenienti non solo dal centro estetico di Albenga, ma da un'intera rete di società emittenti, con documenti recanti indicazioni generiche come "Shoes", "Bijoux" o "Jeans", prive di quantitativi e prezzi unitari.
Tra il 2017 e il 2025 le cosiddette imprese "utilizzatrici seriali" avrebbero movimentato volumi d'affari per circa 700 milioni di euro, su un totale complessivo di 1,5 miliardi di euro confluiti nella rete. Mirate ispezioni fiscali condotte in Lazio, Lombardia, Piemonte e Toscana hanno permesso di contestare basi imponibili evase per circa 116 milioni di euro, portando anche alla cessazione d'ufficio di 105 partite Iva irregolari intestate a prestanome.
Il meccanismo garantiva agli indagati un duplice beneficio: fiscale, attraverso la deduzione dei costi e la detrazione dell'Iva, e commerciale, poiché permetteva di acquistare merce "in nero" a prezzi ridotti e rivenderla sottocosto, alterando la leale concorrenza anche nei mercati del Nord Italia, Milano compresa. Le Fiamme Gialle hanno accertato come le società fossero spesso intestate a prestanome cinesi privi di competenze imprenditoriali o di conoscenza della lingua italiana, mentre i veri gestori, dotati di ricchezze ingenti, restavano nell'ombra.
Altri casi emblematici tra Roma e le Marche
Oltre al caso milanese, gli investigatori hanno ricostruito la vicenda di un'azienda intestata a una donna cinese di 60 anni non più presente in Italia dal 2022, i cui veicoli di lusso, tra cui una Tesla e un'Audi, venivano utilizzati quotidianamente da un nucleo familiare formalmente estraneo all'impresa. Due catene di supermercati e grandi magazzini nelle Marche e in Emilia-Romagna risultavano invece amministrate da un diciannovenne pachistano e da una cinquantenne di Casalnuovo di Napoli, entrambi nullatenenti, mentre la gestione effettiva faceva capo a un uomo cinese di 50 anni proprietario di immobili e automobili per oltre tre milioni di euro, pur dichiarando redditi nulli in Italia.
Sequestrati immobili anche nel Bosco Verticale e in zona Loreto
Il Gip del Tribunale di Savona ha disposto il sequestro preventivo di beni per un valore complessivo superiore a 8,5 milioni di euro, tra disponibilità finanziarie, gioielli, orologi di alta gamma come Patek Philippe, e borse firmate di marchi quali Van Cleef & Arpels, Hermès, Chanel, Delvaux, Gucci e Prada, per circa mezzo milione di euro. Il patrimonio immobiliare sequestrato, superiore ai 7 milioni di euro, comprende otto immobili di pregio, tra cui due proprio a Milano: un appartamento nel celebre complesso del Bosco Verticale e un immobile in zona Loreto. Completano l'elenco una villa di 21 vani con piscina, sauna e centro benessere a Guidonia Montecelio, un attico con piscina nel quartiere Eur di Roma, un appartamento di sette vani a Monte Sacro, sempre nella Capitale, un immobile di 10 vani a Prato, un villino a Vigevano e un appartamento di otto vani a Reggio Emilia.