Fusione Sea-Sagat, la politica milanese si spacca: dubbi sui vantaggi reali dell'integrazione tra Linate, Malpensa e Caselle
Tra diluizione della quota comunale, dividendi a rischio e dubbi sul controllo dell'amministratore delegato, il progetto divide la politica milanese
L'ipotesi di un'integrazione tra Sea, la società che gestisce gli scali di Linate e Malpensa, e Sagat, che controlla l'aeroporto torinese di Caselle, apre un confronto tutto interno alla politica milanese sulla reale convenienza dell'operazione per la città. Il nodo principale riguarda le dimensioni economiche molto diverse tra le due realtà: Sea genera profitti nettamente superiori rispetto a Sagat e versa ogni anno al Comune di Milano dividendi rilevanti. Una eventuale riduzione della quota di Palazzo Marino nella società, conseguenza naturale di un'aggregazione societaria, comporterebbe automaticamente anche una diminuzione della parte di utili che spetta all'amministrazione comunale.
Il nodo economico: quanto vale davvero Caselle
Secondo le prime valutazioni circolate, l'apporto di Sagat alla nuova compagine azionaria di Sea potrebbe tradursi in una quota di soli pochi punti percentuali della società milanese. Il problema è che anche una diluizione limitata rischierebbe di sottrarre al Comune una cifra vicina all'intero utile annuale oggi prodotto da Sagat, rendendo di fatto quasi nullo il vantaggio immediato dell'operazione per le casse municipali. È un calcolo che richiede un confronto attento tra ciò che Torino porterebbe in dote a Sea e quanto Milano finirebbe per perdere in termini di dividendi futuri.
Verri (Lega): "Capire prima i benefici per i milanesi"
Sulla questione interviene il consigliere comunale della Lega Alessandro Verri, che chiede maggiore chiarezza sui reali vantaggi dell'operazione per la cittadinanza: "Potrebbe essere un'operazione intelligente, ma vorremmo capire prima di tutto quali benefici potrebbero trarne i milanesi".
Accanto alla questione economica, emerge anche un'incognita di natura più strettamente gestionale. Attraverso i nuovi accordi tra i soci, il fondo F2i potrebbe infatti ottenere un diritto di veto sulla scelta dell'amministratore delegato di Sea. In pratica, il Comune di Milano continuerebbe formalmente a indicare il vertice dell'azienda, ma il socio privato avrebbe la possibilità di bloccarne la nomina. Non si tratterebbe di un dettaglio marginale, dal momento che è proprio l'amministratore delegato a guidare la gestione quotidiana della società, a definire il piano industriale e a realizzare gli investimenti previsti.
Stanzione (Cgil): "Scelte di questa portata vanno condivise"
A intervenire sul metodo con cui l'operazione è stata resa nota è il segretario della Cgil milanese Luca Stanzione, che lamenta di aver appreso l'ipotesi di riassetto dalle pagine dei giornali: "Ancora una volta apprendiamo di possibili riassetti infrastrutturali dalle pagine dei giornali. Scelte di questa portata richiedono la prudenza necessaria e il coinvolgimento dei portatori d'interesse della città, delle organizzazioni sindacali e del Consiglio comunale". Il sindacalista ricorda come, in passato, decisioni di natura analoga siano state accompagnate da un confronto serrato con le organizzazioni sindacali, un metodo che ritiene utile riattivare "nel più breve tempo possibile".
Il timore di un Comune sempre più marginale
Stanzione si sofferma anche sul rischio che l'operazione finisca per indebolire il peso istituzionale di Palazzo Marino all'interno della nuova compagine societaria: "Sarebbe paradossale se l'esito di un'operazione di questa natura portasse all'irrilevanza del Comune di Milano, in un'aggregazione che non vede un piano strategico nazionale sulla galassia degli aeroporti del Nord Italia. Ad oggi di questo sembra non esserci traccia". Il segretario della Cgil milanese sottolinea come sia ormai necessario che le istituzioni pubbliche predispongano un piano di sviluppo sinergico delle infrastrutture del Nord Italia, oggi assente dal dibattito.
Anche altri esponenti politici si sono espressi sulla vicenda, chiedendo maggiori garanzie prima di qualsiasi decisione definitiva. Pierfrancesco Majorino invita alla cautela, sottolineando la necessità di tutelare l'interesse pubblico, mentre il consigliere di Fratelli d'Italia Enrico Marcora chiede all'amministrazione una "giustificazione esaustiva" del progetto di integrazione.
Il finanziamento da 350 milioni ottenuto da Sea
Sullo sfondo del dibattito politico, si inserisce un'operazione finanziaria che riguarda direttamente Sea: lo scorso giugno la società ha ottenuto da Intesa Sanpaolo e da un pool di istituti bancari un finanziamento complessivo da 350 milioni di euro, destinato a sostenere il piano industriale quinquennale. Di questa cifra, 250 milioni saranno utilizzati per rifinanziare le linee di credito in scadenza, mentre i restanti 100 milioni sono destinati a nuovi investimenti.