Glovo verso la fine del commissariamento: la Procura di Milano dà parere positivo al piano di tutela dei rider
La multinazionale del food delivery era sotto controllo giudiziario da febbraio 2026 con l’accusa di caporalato su 40mila rider in Italia.
Il 9 febbraio 2026 Glovo era stata raggiunta da un provvedimento di controllo giudiziario d’urgenza disposto dalla Procura della Repubblica di Milano. L’accusa era di caporalato nei confronti di circa 2.000 rider operativi nel capoluogo lombardo e di 40.000 su scala nazionale, con paghe documentate fino al 76,95% al di sotto della soglia di povertà e dell’81,62% inferiori ai contratti collettivi di settore: condizioni di lavoro che avevano spinto la magistratura a intervenire con uno strumento normalmente riservato ai casi più gravi.
Il parere positivo del PM Storari
A distanza di tre mesi, arriva una svolta significativa. Il pubblico ministero Paolo Storari ha espresso parere positivo sul percorso intrapreso da Glovo e sugli impegni formalmente assunti dalla società nell’ambito del procedimento. Secondo quanto comunicato dall’azienda, questo giudizio favorevole costituisce “la base condivisa delle attività che, una volta implementate, potranno condurre alla revoca della misura dell’amministrazione giudiziaria”.
Il piano concordato: compliance, organizzazione e impegno economico
Le misure concordate con la Procura prevedono un investimento economico quantificato e un rafforzamento sul fronte organizzativo e della compliance. Glovo descrive il pacchetto di interventi come “un’importante evoluzione del proprio modello operativo”, orientata a consolidare pratiche responsabili e in linea con il quadro normativo vigente. Nei mesi di controllo giudiziario, la società afferma di aver collaborato in modo continuativo e trasparente con la Procura, mettendo a disposizione tutte le informazioni richieste e definendo un piano articolato per rafforzare gli standard operativi interni.
L’impegno sul dialogo istituzionale e la contrattazione collettiva
Glovo ha confermato la volontà di proseguire nel confronto con le istituzioni e con tutti gli stakeholder, con particolare attenzione alla contrattazione collettiva – uno dei nodi centrali della vicenda, considerato che le retribuzioni contestate erano sistematicamente al di sotto dei minimi contrattuali di settore. La società ha indicato trasparenza, responsabilità e miglioramento continuo come capisaldi del modello che intende adottare nel mercato italiano, ribadendo l’intenzione di continuare a investire nel Paese.