Il caso dei “30 secondi”: sindacalista condannato in appello bis per violenza sessuale su una hostess
Un processo lungo otto anni, con una doppia assoluzione poi travolta dalla Cassazione, si chiude con una condanna. La seconda sezione penale della Corte d’Appello di Milano ha condannato a un anno e due mesi di reclusione il sindacalista imputato per violenza sessuale su una hostess che si era rivolta a lui per una vertenza […]
Un processo lungo otto anni, con una doppia assoluzione poi travolta dalla Cassazione, si chiude con una condanna. La seconda sezione penale della Corte d’Appello di Milano ha condannato a un anno e due mesi di reclusione il sindacalista imputato per violenza sessuale su una hostess che si era rivolta a lui per una vertenza di lavoro nel marzo 2018. I giudici hanno anche disposto a suo carico una provvisionale di 10mila euro a titolo di risarcimento in favore della vittima, oggi 49enne.
La vicenda e il nodo giuridico del “ritardo nella reazione”
I fatti risalgono al marzo 2018, quando la donna si era recata dal sindacalista per chiedere assistenza in una controversia lavorativa. Durante quell’incontro, stando alle indagini, sarebbero avvenute le molestie e gli abusi. Il caso è diventato noto come “caso dei 30 secondi” per via della motivazione che aveva sorretto le prime due assoluzioni: il Tribunale di Busto Arsizio, nel 2022, e poi la Corte d’Appello avevano scritto che la condotta dell’imputato non aveva “vanificato ogni possibile reazione della parte offesa”, trattandosi di una finestra temporale di “20-30 secondi” che avrebbe consentito alla donna di sottrarsi. Una formula che aveva sollevato ampie polemiche.
La Cassazione ribalta l’impostazione: il ritardo nella reazione è irrilevante
Nel febbraio 2025 la Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la doppia assoluzione, censurando quella ricostruzione. I giudici di legittimità avevano stabilito che il “ritardo nella reazione” della vittima, ovvero il tempo impiegato a manifestare il proprio dissenso, è “irrilevante” ai fini della configurazione della violenza sessuale. La giurisprudenza in materia, precisava la Corte, è “netta”: la sorpresa di fronte a un abuso “può essere tale da superare” la contraria volontà della persona offesa, ponendola nell'”impossibilità di difendersi”.
Il nuovo processo e la testimonianza della vittima
Il giudizio in sede di rinvio si è svolto davanti al collegio presieduto da Enrico Manzi, con le udienze celebrate a porte chiuse. La donna, non più impiegata come hostess e assistita dall’avvocato Gionata Bonuccelli, ha testimoniato nuovamente confermando i fatti. “La difesa ha cercato di minare la sua credibilità, che invece è uscita ancora ben salda”, ha commentato il legale di parte civile. Il procuratore generale Renna aveva chiesto la condanna a due anni; la pena irrogata dal collegio si è fermata a un anno e due mesi. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni.