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Il Tribunale di Milano scrive a Nordio: "Con il taglio dell'organico sono a rischio i servizi essenziali della giustizia"

Il presidente Roia denuncia il decreto di giugno che riduce la pianta organica da 1.127 a 891 unità. In bilico le udienze del pomeriggio e i tempi dei procedimenti su immigrazione, crisi d'impresa e violenza di genere

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I vertici degli uffici giudiziari milanesi hanno scelto la conferenza stampa al Palazzo di Giustizia per rendere pubblico il contenuto di una lettera di quattro pagine indirizzata al ministro della Giustizia Carlo Carlo Nordio. Il bersaglio è un decreto ministeriale dello scorso giugno che ha rivisto al ribasso la dotazione di personale amministrativo. Come ha spiegato il presidente del Tribunale Fabio Roia, la pianta teorica contava 1.127 unità, con una scopertura già superiore al 40% a settembre; il provvedimento l'ha riportata a 891, con una contrazione del 21%.


Abbassando il numero dei posti previsti, la carenza risulta sulla carta meno grave: la scopertura attuale si attesta così attorno al 30%. Roia ha definito questa operazione un'alchimia, osservando che la penuria di cancellieri e dipendenti amministrativi è stata affrontata ridimensionando il parametro di riferimento anziché le posizioni vacanti. Alla conferenza erano presenti anche la presidente della sezione Gip Ezia Maccora e la dirigente amministrativa Federica Fiordalisi.


Cosa rischia di saltare nei prossimi mesi


In assenza di una revisione del decreto, ha avvertito il presidente, il Tribunale dovrà ridurre il numero delle udienze sia in dibattimento sia davanti al giudice per le indagini preliminari, concentrando le risorse residue sui comparti giudicati più urgenti: immigrazione, crisi d'impresa, diritto di famiglia e brevetti. Tra le ipotesi circolate c'è la soppressione delle sessioni pomeridiane, con un conseguente allungamento dei tempi di definizione dei procedimenti.


L'allarme sui procedimenti per violenza di genere


Il passaggio più delicato riguarda il cosiddetto codice rosso. Per Maccora la rapidità processuale incide sulla qualità della risposta giudiziaria: quanto più breve è la durata del procedimento, tanto prima si arriva all'accertamento dei fatti. Dilatare quei tempi, ha osservato, significa mettere a repentaglio i risultati finora conseguiti in un settore dove la tempestività costituisce un elemento di tutela per le persone offese.


La richiesta al ministero


La missiva inviata a via Arenula chiede una revisione del taglio in pianta organica. Senza un intervento correttivo, sostengono i firmatari, gli uffici milanesi rischiano di non riuscire più a garantire i servizi essenziali della giustizia né a dare risposte adeguate su immigrazione, materia economica e situazioni di fragilità.


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