Ilaria Salis condannata a Milano: dovrà risarcire due ex collaboratori con oltre 300mila euro
Il Tribunale di Milano ha condannato l’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra Ilaria Salis per aver licenziato due suoi collaboratori “senza giusta causa”. La sentenza, pronunciata dal giudice Franco Caroleo, impone alla parlamentare europea di risarcire gli ex dipendenti con una cifra complessiva che supera i 300mila euro. Il processo si è concluso con un […]
Il Tribunale di Milano ha condannato l’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra Ilaria Salis per aver licenziato due suoi collaboratori “senza giusta causa”. La sentenza, pronunciata dal giudice Franco Caroleo, impone alla parlamentare europea di risarcire gli ex dipendenti con una cifra complessiva che supera i 300mila euro.
Il processo si è concluso con un verdetto pronunciato in contumacia, una circostanza legata ancora una volta all’assenza di una residenza ufficiale a cui recapitare gli atti giudiziari. I legali degli ex collaboratori, Francesca Verdura, Tiziana Laratta e Sergio Romanotto, avrebbero infatti tentato senza successo di notificare il ricorso introduttivo del giudizio all’indirizzo di residenza formalmente attribuito a Salis, che di conseguenza non ha potuto partecipare al procedimento né presentare le proprie difese in aula.
I contratti interrotti pochi mesi dopo l’elezione a Bruxelles
Secondo quanto riportato dall’Adnkronos, i due collaboratori erano stati licenziati nel febbraio 2025, a pochi mesi dall’elezione di Salis al Parlamento europeo. I loro contratti avrebbero dovuto concludersi naturalmente al termine del mandato, previsto per il 2029. Le due figure, retribuite rispettivamente con 2.900 e 3mila euro mensili, si occupavano di attività strategiche legate al ruolo dell’eurodeputata: dallo sviluppo di progetti per la valorizzazione della sua immagine istituzionale, alla progettazione e gestione di campagne ed eventi in Italia e all’estero, fino all’assistenza nei rapporti con le autorità e alla consulenza politica su questioni strategiche e tattiche.
Le motivazioni del licenziamento e il verdetto del giudice
Il recesso anticipato ha colpito prima un’assistente, allontanata per il “venire meno del rapporto fiduciario”, una situazione che secondo la motivazione del licenziamento avrebbe generato una condizione di “incompatibilità ambientale e personale”. Successivamente è stato licenziato anche il collega, la cui collaborazione è stata interrotta “tenuto conto della manifesta insoddisfazione riguardo ai contenuti” del suo lavoro.
Nel testo della sentenza, ripreso dall’Adnkronos, il giudice ha chiarito un principio cardine della vicenda processuale: “spetta certamente alla datrice di lavoro l’onere della prova della giusta causa”, ma Ilaria Salis, “nel rimanere contumace”, non avrebbe “evidentemente assolto al proprio onere”. Da qui la conclusione del Tribunale, che ha stabilito “l’insussistenza della giusta causa nei recessi impugnati”.
La replica di Salis: “Decisione contestata, ho già presentato appello”
Attraverso una nota, l’eurodeputata ha fornito la propria versione dei fatti. “In relazione alle notizie diffuse in queste ore, desidero precisare quanto segue”, scrive Salis. “Nel marzo 2026 il Tribunale di Milano ha emesso una sentenza di primo grado relativa al recesso dal rapporto di collaborazione con due assistenti, un co.co.co e una partita Iva, ritenendo insussistente la giusta causa. Si tratta di una decisione che contesto integralmente e che ho già impugnato”. Il procedimento risulterebbe quindi ora pendente davanti alla Corte d’Appello.
Secondo la parlamentare, la decisione di interrompere i rapporti di lavoro sarebbe stata “necessaria” per tutelare “il corretto esercizio” del proprio mandato parlamentare, le risorse pubbliche affidate alla sua responsabilità e, più in generale, gli interessi delle persone che rappresenta.
Salis ha inoltre ribadito di non aver potuto difendersi nel giudizio di primo grado, svoltosi a suo dire in sua assenza e a sua “insaputa”, sottolineando che sarebbe stato sufficiente l’invio di una semplice mail o di una Pec per notificarle correttamente gli atti. “Data la mia incolpevole assenza, il Tribunale ha pronunciato la propria decisione esclusivamente sulla base degli elementi acquisiti dai ricorrenti”, conclude l’eurodeputata. “Confido che il giudizio di appello possa fare piena chiarezza sulla vicenda”.