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Incendio al deposito Brt alla Bovisa, revocate le limitazioni: resta solo lo stop alle verdure degli orti

Si è chiuso in serata il capitolo più critico dell’incendio divampato mercoledì 8 luglio nel deposito Brt di via don Giovanni Minzoni, alla Bovisa, a Milano. Dopo che i Vigili del Fuoco hanno dichiarato conclusa la fase acuta del rogo, l’Ats, sentita Arpa, ha disposto la revoca delle misure precauzionali imposte nella mattinata di giovedì […]

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Si è chiuso in serata il capitolo più critico dell’incendio divampato mercoledì 8 luglio nel deposito Brt di via don Giovanni Minzoni, alla Bovisa, a Milano. Dopo che i Vigili del Fuoco hanno dichiarato conclusa la fase acuta del rogo, l’Ats, sentita Arpa, ha disposto la revoca delle misure precauzionali imposte nella mattinata di giovedì 9 luglio. Sul territorio permane una sola raccomandazione: evitare il consumo di ortaggi coltivati su balconi e negli orti entro un raggio di 500 metri dal luogo dell’incendio.

Dalle restrizioni del mattino al ritorno alla normalità

Nelle prime ore della giornata, in via cautelativa, Palazzo Marino aveva rivolto ai residenti dell’area una serie di prescrizioni: rinunciare agli spazi verdi pubblici, sospendere l’attività fisica all’aperto, non utilizzare le verdure degli orti domestici e, per asili e scuole, evitare gli spazi esterni. Indicazioni legate alla qualità dell’aria nelle immediate vicinanze del deposito, poi superate nel corso della giornata con il progressivo spegnimento delle fiamme. La bonifica si è avviata senza particolari criticità e non risultano persone ferite o coinvolte.

La Procura indaga per incendio doloso

Sul fronte giudiziario, la Procura di Milano ha aperto un fascicolo ipotizzando il reato di incendio doloso. Si tratta, allo stato, di una qualificazione formulata in via prudenziale: non sono infatti emersi elementi certi a sostegno della pista dolosa, né risultano rivendicazioni. L’indagine è coordinata dal procuratore Marcello Viola con il pubblico ministero della Dda Paolo Storari, che nel 2023 aveva già seguito l’inchiesta sfociata nell’amministrazione giudiziaria di Brt per presunte irregolarità fiscali e per lo sfruttamento dei lavoratori.

I magistrati hanno ricevuto una prima relazione, ancora generica, dai Vigili del Fuoco e dalla Digos. Restano da attendere gli accertamenti tecnici del Nucleo investigativo antincendi.

L’ipotesi sull’origine: un pacco in partenza per Torino e il nodo delle batterie al litio

Tra gli elementi al vaglio degli inquirenti figura la testimonianza di un operaio, che avrebbe notato del fumo fuoriuscire da un collo appena prelevato dal magazzino e collocato su un rullo diretto verso un mezzo in partenza per Torino. L’attenzione si concentra dunque su uno dei container destinati allo smistamento della merce, per verificare se il rogo sia stato innescato proprio da uno dei pacchi custoditi all’interno. Da chiarire anche se le fiamme siano state precedute da un rumore o da un’esplosione.

A complicare le operazioni ha contribuito la natura di parte del carico. In mattinata due bilici carichi di biciclette elettriche continuavano a bruciare, e la presenza di numerose batterie ha reso l’intervento particolarmente insidioso, con il rischio che il calore provocasse nuove deflagrazioni o innescasse altri accumulatori. Per questo cinque squadre si sono alternate senza sosta nel raffreddamento dei mezzi e nel presidio dell’area.

Un’azione di contenimento decisiva

I Vigili del Fuoco rivendicano una “importante azione di contenimento”, che ha evitato la propagazione del fuoco alle strutture circostanti e ai depositi di carburante presenti nel polo logistico. Come ha spiegato un caposquadra, fin dalle prime fasi era apparso concreto il pericolo che le fiamme raggiungessero non solo un’azienda e uno studentato vicini, ma anche i serbatoi di combustibile. Nelle immediate adiacenze del deposito si trovano infatti un’altra società di spedizioni, un’impresa informatica, la linea ferroviaria, il campus Bovisa del Politecnico e un esercizio di ristorazione.

Bonifica lunga e nuovi rilievi ambientali

Lo spegnimento definitivo richiederà ancora tempo. Secondo le stime dei soccorritori, le operazioni di smassamento e bonifica potrebbero protrarsi per uno o due giorni, soprattutto per la tipologia di materiali stipati nei container e per la necessità di scongiurare la ripresa di focolai. L’area resta perciò sotto sorveglianza, mentre proseguono le verifiche sulla tenuta delle strutture interessate.

Parallelamente, Arpa Lombardia ha in programma un nuovo sopralluogo per monitorare l’avanzamento dello spegnimento e raccogliere ulteriori dati sull’aria. Il primo filtro del campionatore installato nella zona è stato ritirato nel primo pomeriggio e inviato al laboratorio di Milano per rilevare l’eventuale presenza di microinquinanti come diossine, furani e idrocarburi policiclici aromatici. In attesa degli esiti, restava valida la prudenza raccomandata a chi vive e frequenta la Bovisa.

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