Inchiesta sugli arbitri di Serie A: Rocchi indagato per frode sportiva, cinque i nomi nel registro della Procura di Milano
Il designatore avrebbe orientato le designazioni in favore dell’Inter e influenzato decisioni Var. Nessun coinvolgimento per il club nerazzurro né per i suoi dirigenti
Il designatore arbitrale di Serie A e Serie B Gianluca Rocchi è indagato per concorso in frode sportiva nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Milano coordinata dal pm Maurizio Ascione e dal procuratore capo Marcello Viola. L’avviso di garanzia gli è stato notificato il 24 aprile. Il fascicolo, aperto alla fine del 2024 su impulso di diversi esposti, conta complessivamente cinque indagati, tutti appartenenti alla classe arbitrale. L’Inter e i suoi dirigenti non risultano coinvolti né come indagati né come parti lese.
Le tre contestazioni a Rocchi: designazioni, schermature e la sala Var di Lissone
Le accuse a carico di Rocchi si articolano in tre episodi distinti. Il primo riguarda la partita Bologna-Inter del 20 aprile 2025: secondo la Procura, Rocchi avrebbe orientato la designazione verso l’arbitro Andrea Colombo in quanto ritenuto “gradito” alla squadra nerazzurra, allora in piena corsa scudetto.
Il secondo episodio investe la gestione delle designazioni in chiave Coppa Italia: nella semifinale di andata del 2 aprile 2025, Rocchi avrebbe indirizzato Daniele Doveri verso quella gara per impedirgli di essere disponibile per partite successive dell’Inter ritenute più rilevanti, come la finale o gli ultimi turni di campionato. L’ipotesi investigativa fa riferimento anche a un presunto accordo avvenuto quello stesso giorno allo stadio San Siro con soggetti ancora da identificare, un dettaglio che lascia aperta la possibilità di nuove iscrizioni nel registro degli indagati.
Il terzo capo di accusa riguarda Udinese-Parma del 1° marzo 2025. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Rocchi – in qualità di supervisore Var presente nella struttura di Lissone – avrebbe bussato ripetutamente alla vetrata della stanza in cui operava il Var Daniele Paterna, influenzandone la decisione. Paterna, inizialmente orientato a escludere il calcio di rigore, avrebbe cambiato posizione e contattato l’arbitro in campo Fabio Maresca raccomandando l’On Field Review. Il penalty fu poi assegnato.
Inter-Verona, la gomitata di Bastoni e il dialogo nella sala Var
Un quarto episodio sotto la lente degli inquirenti riguarda Inter-Verona dell’8 gennaio 2024. Al centro vi è una gomitata del difensore nerazzurro Alessandro Bastoni ai danni del giocatore del Verona Duda, avvenuta in una fase immediatamente precedente alla rete decisiva di Frattesi. Il dialogo tra l’arbitro Michael Fabbri e il Var Luigi Nasca, riportato integralmente a Coverciano, mostra un Nasca che chiede espressamente di interrompere il gioco, salvo poi validare la rete: “Michael, sono Gigi: gol regolare, gol regolare”. L’accusa ipotizza che il Var abbia omesso di richiamare l’arbitro all’On Field Review nonostante il contatto fosse visibile.
Gli altri indagati: Gervasoni, Nasca, Di Vuolo e il caso Paterna
Accanto a Rocchi figura Andrea Gervasoni, supervisore Var autosospeso, coinvolto in relazione a Salernitana-Modena dell’8 marzo 2025 per un rigore inizialmente concesso e poi revocato. A differenza di Rocchi, che nell’interrogatorio del 30 aprile potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere, Gervasoni sarebbe orientato a chiarire la propria posizione davanti ai magistrati.
Nel fascicolo compaiono anche Luigi Nasca, per il ruolo avuto in Inter-Verona, e Rodolfo Di Vuolo, assistente Var nella stessa partita. Diversa la posizione di Daniele Paterna: sentito inizialmente come testimone, la sua deposizione è stata interrotta dal pm quando sono emerse incongruenze nelle dichiarazioni, trasformandolo in indagato per false informazioni ai magistrati.
La sala Var di Lissone e le nuove regole introdotte dopo le denunce
L’inchiesta ha messo sotto osservazione il funzionamento della sala Var di Lissone, che per regolamento deve restare isolata da qualsiasi interferenza esterna durante le partite. La struttura è tuttavia dotata di una vetrata che consente visibilità dall’esterno. Dopo la denuncia dell’ex guardalinee Domenico Rocca e la segnalazione dell’allora presidente AIA Antonio Zappi, che ha trasmesso gli atti alla Procura FIGC, sono state introdotte misure correttive: chiunque acceda alla struttura è ora tenuto a redigere una relazione dettagliata sull’attività svolta. Da quel momento, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, nessun membro del team di Rocchi avrebbe più frequentato Lissone.
Ripercussioni sulla governance arbitrale: l’ipotesi di separare la CAN dalla AIA
L’inchiesta si inserisce in un contesto di tensioni già esistenti tra Rocchi, il presidente AIA Zappi e i vertici federali. I rapporti tra le parti si sarebbero progressivamente deteriorati, fino a far emergere l’ipotesi di una separazione della Commissione Arbitri Nazionale di Serie A dal controllo dell’AIA. Uno scenario che, se confermato, segnerebbe una riorganizzazione profonda della governance arbitrale italiana. Resta inoltre aperto il nodo della competenza territoriale: la sala Var si trova a Lissone, che ricade sotto la Procura di Monza, un elemento che potrebbe aprire un ulteriore fronte procedurale.