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Inchiesta sulla proprietà del Milan, i pm chiedono l’archiviazione: Elliott mantiene una quota del 5%

La Procura di Milano chiede l’archiviazione sull’indagine sulla vendita del Milan. Dalle carte emerge una quota del 5% ancora in mano a Elliott.

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La Procura di Milano ha chiesto di archiviare l’indagine aperta sulla cessione dell’AC Milan dal fondo Elliott al gruppo RedBird. La richiesta arriva al termine di accertamenti che non avrebbero portato a prove di reati penali, pur lasciando emergere alcune criticità nella gestione delle informazioni legate alla vendita del club rossonero. Dagli atti depositati dai magistrati emerge però un elemento finora mai reso pubblico: il fondo statunitense Elliott, guidato da Gordon Singer, manterrebbe ancora una partecipazione pari al 5% nella società rossonera.

La vendita del 2022 e il ruolo di RedBird

Il passaggio di proprietà del Milan era stato formalizzato il 31 agosto 2022, quando Elliott aveva ceduto il controllo del club al fondo RedBird guidato da Gerry Cardinale. In quell’occasione Elliott aveva sempre sostenuto di non conservare alcuna quota nel club, posizione comunicata anche alla Federazione Italiana Giuoco Calcio. Secondo quanto emerge ora dagli atti dell’indagine, la quota residua del 5% sarebbe stata indicata in una comunicazione inviata da Elliott ai propri investitori alla fine del 2025.

Le valutazioni della Procura

Nel documento con cui viene chiesta l’archiviazione, i pubblici ministeri Giovanni Polizzi e Giovanna Cavalleri sottolineano che la gestione delle informazioni sugli interessi di Elliott nel Milan appare “opaca”. Nonostante ciò, gli elementi raccolti non sarebbero sufficienti per sostenere accuse penali nei confronti delle persone coinvolte. Nel fascicolo risultavano indagati due manager stranieri legati al fondo Elliott e due amministratori delegati del Milan, Giorgio Furlani e Ivan Gazidis.

L’esposto degli ex soci di minoranza

L’inchiesta era partita da un esposto presentato dall’avvocato Roberto Zingari per conto di Salvatore Cerchione e Gianluca D’Avanzo, rappresentanti della società Blue Skye e in passato soci di minoranza nell’operazione legata al Milan. Secondo la ricostruzione dei magistrati, i soci di minoranza sarebbero stati effettivamente esclusi dalle trattative per la vendita del club, già avviate a partire dal dicembre 2021. Tuttavia, questa circostanza non configurerebbe reati penali.

Il nodo del pegno sulle azioni

Tra i punti contestati c’era anche il rilascio di un pegno sulle azioni del club avvenuto nel 2022. La Procura ritiene che possa configurarsi un possibile illecito civile, ma non sussistano gli elementi necessari per ipotizzare un’appropriazione indebita. Per questo motivo i magistrati chiedono di archiviare anche l’ipotesi di ostacolo alla vigilanza della Federcalcio.

Nessuna prova di controllo occulto

Gli inquirenti hanno inoltre verificato l’ipotesi secondo cui Elliott o la famiglia Singer potessero aver mantenuto il controllo del Milan tramite società coinvolte nel finanziamento dell’acquisizione da parte di RedBird. Gli accertamenti svolti anche negli Stati Uniti, con una rogatoria eseguita a New York nel maggio 2025 sulla provenienza dei fondi utilizzati per l’acquisto del club, non avrebbero però trovato riscontri a questa ricostruzione.

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