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La crisi idrica come chiave delle migrazioni: lo studio del Politecnico di Milano

Ricerca del Politecnico di Milano e UC Berkeley su Nature Food: siccità e scarsità idrica tra le cause chiave delle migrazioni in Somalia.

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La crisi climatica non incide solo sugli ecosistemi, ma anche sulle scelte di vita di milioni di persone. Una nuova ricerca firmata dal Politecnico di Milano e dall’University of California, Berkeley, pubblicata sulla rivista Nature Food, fa luce sul legame diretto tra stress idroclimatico e migrazioni, concentrandosi sul caso emblematico della Somalia. Lo studio analizza oltre 40.000 episodi di migrazione ambientale e individua nella scarsità idrica uno dei principali fattori scatenanti degli spostamenti di popolazione.

Somalia, un Paese fragile di fronte alla siccità

Guidata dalla professoressa Maria Cristina Rulli, coordinatrice del laboratorio Glob3ScienCE, la ricerca evidenzia come tra il 76% e il 91% delle migrazioni ambientali in Somalia abbia origine in aree colpite contemporaneamente da siccità, carenza d’acqua per l’agricoltura e insicurezza alimentare.

In un Paese dove circa l’80% della popolazione vive di agricoltura e pastorizia, la diminuzione dell’umidità del suolo e la scarsità di risorse idriche compromettono direttamente i mezzi di sussistenza. Quando i raccolti falliscono e i pascoli si impoveriscono, intere comunità sono costrette ad abbandonare i propri territori.

Eventi estremi e migrazioni interne

A livello globale, gli eventi idroclimatici estremi – tra cui siccità, alluvioni e tempeste – sono stati tra i principali fattori alla base di 32,6 milioni di migrazioni interne registrate nel 2022. In Somalia, Paese segnato da decenni di instabilità politica e conflitti, l’impatto della crisi climatica si somma a fragilità economiche e sociali preesistenti.

La combinazione di guerra civile, povertà strutturale e crescente frequenza di eventi climatici estremi crea un circolo vizioso: perdita dei mezzi di sostentamento, sfollamento interno, dipendenza dagli aiuti umanitari e, in molti casi, migrazione verso aree urbane o all’estero.

Un’analisi basata su dati sul campo

La ricerca si distingue per l’approccio metodologico integrato. Gli studiosi hanno combinato osservazioni dirette, interviste, dati operativi raccolti da operatori umanitari e analisi spaziali multivariate. Questo ha permesso di individuare con maggiore precisione le aree “hotspot” in cui la pressione ambientale si traduce più frequentemente in spostamenti di popolazione.

A differenza di studi precedenti, che si concentravano genericamente sul cambiamento climatico, l’indagine ha isolato il peso specifico degli eventi idroclimatici – sia improvvisi sia a sviluppo lento – nelle decisioni migratorie delle comunità agricole e agropastorali.

La Somalia sta cercando di rafforzare la propria capacità di adattamento, investendo in una gestione più efficiente delle risorse idriche e dei pascoli. Tuttavia, secondo i ricercatori, queste misure non sono sufficienti se non accompagnate da politiche coordinate, soluzioni comunitarie e una forte collaborazione internazionale.

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