La vera paura degli italiani non è invecchiare ma perdere la lucidità mentale: a Milano nasce Longevity Lab, l’osservatorio di Named, Will Media e Youtrend
La prima ricerca dell’osservatorio rivela che il 60% degli italiani teme il deterioramento cognitivo più della perdita fisica. Il 41% è disposto a rinunciare a piaceri immediati per la salute futura, ma solo il 10% usa gli integratori in ottica preventiva.
In occasione del Milan Longevity Summit (20-23 maggio), Named, Will Media e Youtrend lanciano Longevity Lab, un osservatorio permanente per monitorare comportamenti e aspettative sulla longevità in Italia. I primi risultati della ricerca, condotta su un campione rappresentativo di italiani tra i 18 e i 60 anni, fotografano un Paese che ha interiorizzato il valore della longevità ma fatica a tradurlo in abitudini quotidiane coerenti.
Il dato più rilevante riguarda le paure: il 60% degli italiani indica il deterioramento mentale e cognitivo come principale preoccupazione legata all’invecchiamento, davanti alla perdita di autonomia (51%) e al deterioramento fisico (34%). La longevità emerge dunque come desiderio di mantenere nel tempo lucidità, indipendenza e benessere quotidiano. Non semplicemente di vivere più a lungo.
Pessimismo sul futuro ma volontà di investire sulla salute
Gli italiani guardano alla propria vecchiaia con più pessimismo che speranza: solo il 21% ritiene che sarà migliore di quella degli anziani di oggi, mentre il 37% la prevede peggiore. Il pessimismo, però, non si traduce in rassegnazione. Il 41% si dichiara disposto a rinunciare a piaceri immediati per migliorare la propria salute futura, e il tema viene percepito come urgente: il 30% ritiene che bisogna iniziare a lavorare sulla longevità tra i 30 e i 40 anni, il 26% tra i 40 e i 50. Complessivamente, oltre un terzo degli italiani considera necessario avviare questo percorso prima dei 40 anni.
Integratori: strumento riconosciuto ma ancora usato in modo reattivo
Il 46% degli italiani riconosce negli integratori alimentari uno strumento utile al benessere di lungo periodo, ma il comportamento concreto racconta un’altra storia. Chi li assume lo fa soprattutto per esigenze specifiche come menopausa, gravidanza o periodi di stress intenso (31%), o per colmare carenze nutrizionali (26%). Solo il 10% li adotta esplicitamente in ottica preventiva, con una concentrazione nella fascia 40-49 anni, che si conferma la più orientata a una visione strategica della propria salute.
Tra chi non li assume, il principale ostacolo non è il costo né lo scetticismo: il 42% dichiara semplicemente di non avere carenze. Sul fronte della spesa, il budget più diffuso è tra i 10 e i 20 euro al mese (24%), con una differenza di genere significativa: il 17% degli uomini è disposto a spendere oltre 50 euro, contro l’11% delle donne.
Medico di base prima fonte di riferimento, ma i social crescono tra i giovani
Le fonti di orientamento per le scelte legate alla longevità evidenziano marcate differenze generazionali. Il medico di base resta il principale punto di riferimento per il 44% degli italiani. Quota che sale al 58% tra gli over 50. Seguono nutrizionisti e specialisti (31%) e i contenuti online e social (28%). Tra i 18 e i 29 anni, però, il peso delle piattaforme digitali cresce in modo significativo: il 37% dei giovani indica social network e contenuti online come fonte primaria di orientamento sulle scelte legate alla longevità.
Lo scarto tra intenzioni e comportamenti: il nodo centrale dell’osservatorio
“Il dato più interessante è lo scarto tra l’atteggiamento dichiarato e il comportamento effettivo”, commenta Lorenzo Pregliasco, cofondatore di Youtrend. “Il 41% degli italiani dice di essere disposto a rinunciare a piaceri immediati in nome della salute futura, e il 46% riconosce negli integratori uno strumento utile: quote tutt’altro che marginali. Però solo il 10% li adotta in ottica esplicitamente preventiva, mentre prevalgono ancora le esigenze contingenti”.
Paolo Bovio, Managing Editor di Chora & Will, ha inquadrato l’osservatorio nel percorso editoriale del media: “Come media digitale di riferimento per le generazioni GenZ e Millennial, sentiamo la responsabilità di contribuire a una discussione sulla longevità: una lente che ci spinge a interrogarci su come stiamo nel tempo, come conciliamo ambizioni, necessità professionali, relazioni e progettualità”.