Lavoro, a Milano il convegno “Eccellenza Donna”: il 46,5% degli italiani ritiene che gli stipendi non siano equi a parità di ruolo
Il sondaggio di Alessandra Ghisleri per Giornaliste italiane fotografa un Paese ancora lontano dalla parità salariale.
Il 46,5% degli italiani ritiene che non esista equità retributiva a parità di ruoli e competenze tra uomini e donne. È il dato centrale del sondaggio condotto da Alessandra Ghisleri per l’associazione Giornaliste italiane, presentato durante il convegno “Eccellenza Donna. Donne e Lavoro” svoltosi a Milano. Una percentuale che non riflette solo una percezione femminile: la trasversalità del campione rende il dato difficilmente riducibile a un pregiudizio di parte.
Il ministro Calderone: il nodo della leadership e della retribuzione adeguata
Il ministro del Lavoro Marina Calderone, intervenuta in videocollegamento, ha definito la questione in termini di giustizia sociale. Le donne, ha spiegato, percepiscono come complicato sia l’accesso a una retribuzione adeguata sia la progressione verso posizioni di vertice: “Quando l’inserimento lavorativo diventa un percorso a ostacoli, c’è una dispersione di energie inaccettabile. Non si può lasciare ai margini una compagine, soprattutto quella femminile”.
Stereotipi, congedi e cultura del lavoro
Fiorenza Sarzanini, condirettore del Corriere della Sera, ha affrontato il tema degli stereotipi legati alla maternità: “Essere mamma non è una diminutio. Siamo noi a dover eliminare questi luoghi comuni”. Maria Elena Viola, direttore di Donna Moderna, ha spostato il focus sul lavoro di cura, ancora prevalentemente femminile, e sul meccanismo che frena i padri dal prendere congedi per timore di ripercussioni professionali: “Il problema dell’occupazione femminile in Italia riguarda tutti. Bisogna cambiare paradigma”.
Cristina Scocchia, amministratore delegato di Illy Caffè, ha sintetizzato la questione in modo netto: “Non c’è ancora chiarezza sul fatto che uomini e donne abbiano lo stesso diritto di crescere e fare carriera. Il talento è distribuito equamente, le opportunità no”.
I dati milanesi e lombardi: occupazione al 67%, retribuzioni ancora inadeguate
Elena Buscemi, presidente del Consiglio comunale di Milano, ha citato un tasso di occupazione femminile del 67% in città, valutato “positivo ma non soddisfacente”, sottolineando come a nessuna lavoratrice sia stato “regalato alcunché”, spesso a fronte di retribuzioni non proporzionate al percorso professionale. Ha anche tracciato un collegamento diretto tra indipendenza economica e minore esposizione alla violenza. La consigliera regionale Chiara Valcepina ha evidenziato la “ginnastica continua tra famiglia e lavoro” che le donne sono chiamate a sostenere quotidianamente.
Professioni sanitarie, cultura e sport: disparità trasversali ai settori
Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche, ha segnalato un paradosso: le ragazze ottengono risultati migliori degli uomini nelle materie scientifiche, ma questo non si traduce automaticamente in maggiori opportunità professionali. Carla Morogallo, direttrice generale della Triennale di Milano, ha osservato come la sovrarappresentazione femminile nel settore culturale sia legata al fatto che la cultura venga socialmente percepita come intrattenimento, con conseguente minore valorizzazione economica. Manuela Di Centa, campionessa olimpica e dirigente sportiva, ha usato lo sport come metafora del merito: “Chi arriva in alto deve dimostrarlo con i fatti. Le Olimpiadi di Milano lo hanno confermato”.
A concludere i lavori è stato il giornalista e conduttore Francesco Vecchi. “Questo panel con donne straordinarie non significa che la strada sia stata spianata, ma al contrario quante altre avremmo potuto averne”. Un invito a non sovrapporre l’eccellenza visibile con la condizione media, ancora segnata da barriere strutturali e culturali che nessun convegno, da solo, è in grado di rimuovere.