Le Olimpiadi della Casa della Carità: sport e inclusione accendono la periferia di Milano
Ping pong, calcio balilla e una fiaccola simbolica per portare lo spirito dei Giochi tra gli ospiti della Fondazione di via Brambilla
Mentre Milano e Cortina vivono l’entusiasmo delle Olimpiadi Invernali, c’è una parte della città dove il clima olimpico fatica a farsi sentire. Nell’estrema periferia milanese, tra fragilità sociali e percorsi di ricostruzione personale, l’evento sportivo globale rischia di restare un’eco lontana. Per questo la Casa della Carità ha deciso di ribaltare la prospettiva: se i Giochi non arrivano qui, saranno portati qui. Nascono così le “Olimpiadi della Casa della Carità”, un’iniziativa che mette al centro sport, condivisione e dignità, trasformando per due giorni la Fondazione di via Brambilla in un piccolo villaggio olimpico.
Gare senza bandiere, ma con storie diverse
Sabato 14 e domenica 15 febbraio, dalle 14 alle 18, l’auditorium della Fondazione ospiterà tornei e sfide che mescolano competizione e divertimento: ping pong, calcio balilla, staffette, calcio a tre, corsa coi sacchi, bowling, freccette.
Non ci saranno squadre divise per nazionalità o provenienza. La scelta è chiara: niente confini, niente bandiere nazionali. Alla Casa della Carità convivono persone provenienti da decine di Paesi diversi — negli anni sono passate da qui 95 nazionalità — e la quotidianità è già un laboratorio di integrazione. Le Olimpiadi interne diventano così “giochi senza frontiere”, specchio di una comunità che ogni giorno costruisce convivenza e rispetto.
La fiaccola che illumina il quartiere
Ad aprire ufficialmente l’evento sarà la cerimonia inaugurale di venerdì 13 febbraio alle 18.30. In programma un piccolo corteo tra le vie del quartiere, con tanto di fiaccola olimpica simbolica. Un gesto semplice ma carico di significato: accendere una luce di partecipazione in un territorio dove spesso le grandi manifestazioni internazionali sembrano distanti anni luce. La bandiera della pace accompagnerà ogni momento della manifestazione, sottolineando il valore più autentico dello spirito olimpico.
Sport come diritto e strumento di inclusione
«Il cuore del messaggio olimpico è promuovere pace e fratellanza tra i popoli», ricorda don Paolo Selmi, presidente della Fondazione. In un periodo segnato da conflitti e tensioni internazionali, ribadire questo messaggio assume un significato ancora più forte.
Le Olimpiadi della Casa della Carità nascono come occasione di svago per gli ospiti, ma anche come presa di posizione culturale. Lo sport, sottolinea don Selmi, deve essere accessibile a tutte e tutti. Non è solo benessere fisico, ma anche un potente motore di inclusione sociale, capace di creare legami, rafforzare l’autostima e generare opportunità di crescita, soprattutto nei contesti più vulnerabili.