Legacoop presenta alla Biennale dell’Economia Cooperativa di Milano il Manifesto per i 140 anni: “Il modello di sviluppo sostenibile esiste già”
Nei 140 anni dell’associazione, il presidente Gamberini chiede un nuovo patto con le istituzioni fondato sull’articolo 45 della Costituzione. Tra le priorità l’abitare cooperativo, le reti di cura e il nodo dei dati digitali
La Biennale dell’Economia Cooperativa si è aperta a Milano con la richiesta di riconoscere alla cooperazione un ruolo di primo piano nelle politiche di sviluppo. Il presidente nazionale Simone Gamberini ha impostato il suo intervento su una tesi netta: il modello di sviluppo sostenibile di cui il Paese discute non va inventato, perché esiste da centoquarant’anni e attende semplicemente di essere scelto. L’appuntamento coincide con l’anniversario della fondazione dell’associazione e con la presentazione di un Manifesto di proposte.
La proposta centrale riguarda un patto rinnovato tra istituzioni e mondo cooperativo, ancorato alla norma costituzionale che riconosce la funzione sociale della mutualità. Gamberini richiama a sostegno la sentenza 116 del 2025 della Corte costituzionale, che ha ribadito quel principio. La reciprocità dell’impegno è esplicita: allo Stato spetta ricostruire condizioni coerenti con il mandato costituzionale, alle cooperative dimostrare quotidianamente, attraverso una gestione autenticamente mutualistica, che quel mandato merita sostegno.
Le criticità italiane su cui interviene il Manifesto
Il documento individua nella mutualità uno strumento operativo per affrontare alcuni nodi strutturali del Paese: la difficoltà di accesso all’abitazione, l’invecchiamento demografico, la crescita stentata della produttività, i divari tra territori, le trasformazioni del lavoro e le ricadute dell’intelligenza artificiale.
Dalle case ai Workers Buy Out: le priorità indicate
Tra le linee d’azione figurano lo sviluppo dell’abitare cooperativo, il potenziamento delle reti territoriali di cura e assistenza, la costruzione di filiere agroalimentari con una distribuzione del valore più equilibrata, il sostegno alle aree interne e la promozione di forme di impresa condivisa, compresi i rilevamenti aziendali da parte dei lavoratori. Sul versante industriale Gamberini osserva che la competitività non si produce soltanto attraverso incentivi alla singola azienda, ma dalla capacità di costruire filiere, consorzi e reti di conoscenza.
“Perdere i propri dati significa perdere libertà”
Il capitolo digitale riceve un’attenzione specifica. Il presidente mette in guardia dal rischio che la trasformazione tecnologica generi nuove concentrazioni di potere economico, riducendo le persone a fornitori inconsapevoli di informazioni per piattaforme remote. Sul fronte degli strumenti, chiede che il Piano per l’economia sociale venga riconosciuto come politica industriale a pieno titolo, con un rafforzamento della finanza mutualistica, procedure più snelle per costituire nuove cooperative e misure a sostegno di innovazione, aggregazioni e ricambio generazionale.
Dove finisce la cooperazione e cosa resta dei 140 anni
Una parte dell’intervento traccia un confine interno al movimento. La mutualità, nella definizione di Gamberini, consiste nel mettere insieme persone che singolarmente sarebbero più deboli, distribuire il potere anziché concentrarlo, costruire patrimoni destinati a durare oltre una generazione e restituire parte del valore prodotto ai soci, al lavoro e ai territori. Ne discende un criterio di esclusione esplicito: non rientra in questo perimetro chi comprime i salari, nega diritti, elude le regole o utilizza la forma cooperativa come schermo per operazioni speculative.
Riprendendo le parole pronunciate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla precedente edizione bolognese, Gamberini ha richiamato la funzione della cooperazione nel ricucire e arricchire il tessuto sociale. L’anniversario, ha concluso, non è una celebrazione ma un interrogativo rivolto al movimento e al Paese su cosa la mutualità possa ancora produrre nei prossimi vent’anni. La risposta, secondo il presidente, sta nel Manifesto presentato a Milano.