Leoncavallo: lo Stato chiede 3 milioni di euro come risarcimento
Milano– Una richiesta milionaria scuote il mondo dei centri sociali milanesi. L’Avvocatura dello Stato ha notificato un’ingiunzione di pagamento da 3 milioni di euro a Marina Boer, presidente dell’Associazione Mamme Antifasciste legata allo storico centro sociale Leoncavallo. La cifra rappresenta il risarcimento che lo Stato italiano ha recentemente versato alla famiglia Cabassi, proprietaria dell’immobile occupato […]
Milano– Una richiesta milionaria scuote il mondo dei centri sociali milanesi. L’Avvocatura dello Stato ha notificato un’ingiunzione di pagamento da 3 milioni di euro a Marina Boer, presidente dell’Associazione Mamme Antifasciste legata allo storico centro sociale Leoncavallo. La cifra rappresenta il risarcimento che lo Stato italiano ha recentemente versato alla famiglia Cabassi, proprietaria dell’immobile occupato dal centro.
Le origini della vicenda: la condanna al Viminale
La richiesta nasce da una sentenza della Corte d’Appello di Milano dello scorso novembre, che ha riconosciuto al Ministero dell’Interno l’onere di risarcire i danni economici subiti dai Cabassi per l’occupazione dell’edificio da parte del Leoncavallo. Secondo i giudici, lo Stato non è riuscito a garantire la tutela della proprietà privata, lasciando inalterata per anni una situazione di fatto. Il risarcimento, ora pagato, è stato ritenuto responsabilità dello Stato, che ha però deciso di rivalersi sui diretti occupanti.
La difesa del centro sociale: “Boer non è sola”
La notifica dell’atto ha sollevato una dura reazione da parte del collettivo. In un post pubblicato sui canali social ufficiali del Leoncavallo, viene denunciato il tentativo di colpire una figura simbolica, minacciando il pignoramento dei beni personali di Marina Boer.
“Il Leoncavallo è una storia collettiva. Non può essere scaricata su una sola persona la responsabilità di trent’anni di cultura, impegno sociale e musica”, si legge nel comunicato.
Il gruppo ha annunciato che intraprenderà ogni azione possibile per sostenere Boer e contrastare l’ingiunzione.
Verso un nuovo sfratto: conto alla rovescia per il 15 luglio
Intanto, è fissato per il 15 luglio 2025 un nuovo tentativo di sgombero dello stabile di via Watteau, dove il centro è attivo da decenni dopo aver lasciato la storica sede di via Leoncavallo. Le autorità, secondo quanto riportato dal collettivo, sarebbero intenzionate ad accelerare l’esecuzione. Il Comune di Milano ha mostrato apertura al dialogo, offrendo un possibile trasferimento, ma la sede alternativa presenta diverse criticità.
Ipotesi San Dionigi: lo stabile c’è, ma è in condizioni critiche
Nel corso degli ultimi mesi, Palazzo Marino ha avanzato la proposta di trasferire il Leoncavallo in un capannone in via San Dionigi, nei pressi di Porto di Mare. L’Associazione ha manifestato interesse per il sito a marzo, richiedendo un sopralluogo. Tuttavia, l’area è attualmente inagibile e necessita di interventi urgenti, a partire dalla bonifica dell’amianto. Resta aperta la questione dei fondi: chi dovrebbe finanziare i lavori di messa in sicurezza e ristrutturazione?
Le opposizioni: “Nessuna legittimazione al Leoncavallo”
Non sono mancate le reazioni politiche. La destra cittadina ha ribadito la propria contrarietà a qualunque ipotesi di accordo con il centro sociale. Riccardo Truppo, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale, ha dichiarato: “Il Leoncavallo è una realtà cresciuta fuori dalla legalità. È inaccettabile pensare a qualsiasi forma di legittimazione istituzionale o concessione da parte del Comune.”