Leoncavallo, offerta da 5 milioni per via Watteau respinta dai Cabassi: trattativa congelata, nuove occupazioni non escluse
Il Leoncavallo tenta la strada del mercato per tornare nella sua sede storica, ma si scontra con un muro di silenzio. Una cordata di imprenditori, coinvolta dagli “ambasciatori” del centro sociale Sergio Cusani e Pino Tripodi, ha formulato un’offerta da cinque milioni di euro per acquistare l’ex cartiera di via Watteau nel quartiere Greco, sgomberata […]
Il Leoncavallo tenta la strada del mercato per tornare nella sua sede storica, ma si scontra con un muro di silenzio. Una cordata di imprenditori, coinvolta dagli “ambasciatori” del centro sociale Sergio Cusani e Pino Tripodi, ha formulato un’offerta da cinque milioni di euro per acquistare l’ex cartiera di via Watteau nel quartiere Greco, sgomberata nell’agosto 2025. Il Gruppo Cabassi, proprietario dell’area, non ha preso in considerazione la proposta.
Un’offerta doppia rispetto alla perizia, ignorata dalla proprietà
Il valore dell’immobile era stato stimato da una perizia tra 2,5 e 3 milioni di euro. La decisione di avanzare un’offerta pari al doppio della stima, fissata a cinque milioni, nasceva dalla volontà di costruire una base economica sufficientemente solida per aprire un negoziato. Nel progetto erano coinvolti anche una banca attenta agli aspetti etici e sociali dei finanziamenti, disponibile a valutare la concessione di un mutuo, e una campagna di crowdfunding. Nonostante questo, la proprietà non ha risposto. “Gli imprenditori hanno pensato di fare un’offerta doppia rispetto alla cifra estimativa e la proprietà non ha neanche preso in considerazione la proposta”, ha spiegato Tripodi. Cusani ha parlato di una proprietà rimasta “silente”, senza nascondere la perplessità per il mancato riscontro.
L’ipotesi del data center e l’attesa di un nuovo Comune
A leggere il contesto politico e urbanistico è Daniele Farina, storico esponente del centro sociale. L’area è classificata come industriale, e secondo alcune ricostruzioni circolate in queste settimane la proprietà potrebbe attendere un cambio di amministrazione comunale nella speranza di ottenere condizioni più favorevoli per una variazione della destinazione d’uso. Farina ha richiamato anche l’interesse crescente delle aree ex industriali milanesi per la realizzazione di data center, lasciando intendere che le ambizioni economiche dei Cabassi potrebbero essere ben superiori ai cinque milioni proposti. “La proprietà quindi intenderebbe incassare, oltre ai tre milioni già versati dal Ministero dell’Interno, il doppio della cifra da noi proposta: vale a dire almeno dieci milioni”, ha detto Farina, precisando però che si tratta di voci raccolte e non di posizioni verificabili.
La porta resta aperta, ma l’appello è ancora rivolto agli imprenditori
Per il Leoncavallo il capitolo non è chiuso. Cusani ha rinnovato l’appello ad altri “imprenditori seri” affinché si uniscano al progetto, mentre Marina Boer, presidente dell’associazione Mamme antifasciste del Leoncavallo, ha chiarito che resta aperta anche la ricerca di strade alternative qualora la trattativa con i Cabassi non si sbloccasse. Il Comune di Milano, pur non potendo intervenire direttamente in una questione tra privati, ha indicato nel ritorno del centro sociale in via Watteau attraverso un percorso legale la soluzione più auspicabile per la città. L’acquisto in via Watteau rimane comunque la soluzione preferita, mentre la partecipazione al bando comunale per uno spazio in via San Dionigi, al Porto di Mare, era già stata esclusa nei mesi scorsi.
L’ombra di una nuova occupazione
La domanda che aleggia sull’intera vicenda riguarda cosa accadrà se nessuna via d’uscita si aprirà. Farina ha risposto senza chiudere alcuna porta: “Penso che nulla sia escluso, ma non è nella nostra volontà e capacità. Toccherà ai ragazzi decidere il percorso, laddove noi fallissimo”. Una risposta che non configura una minaccia esplicita, ma che non esclude scenari di nuova occupazione degli spazi di via Watteau.
La Lega esulta, il centrodestra all’attacco
La notizia del fallimento della trattativa ha trovato immediata risposta politica nel centrodestra. Samuele Piscina, segretario cittadino della Lega e consigliere comunale, ha definito il mancato avvio del negoziato “un’ottima notizia per il quartiere Greco e per tutta la Milano che rispetta la legalità”, parlando di un tentativo di “rientrare dalla finestra” dopo uno sgombero “legittimo”. Piscina ha anche contestato la partecipazione all’assemblea svoltasi davanti allo stabile, descrivendola come scarsamente partecipata. Sul fronte fiscale, il consigliere leghista ha chiesto al sindaco Giuseppe Sala di attivarsi per recuperare le somme dovute per il mancato pagamento delle imposte, e ha respinto senza mezzi termini l’eventualità di nuove occupazioni: “L’epoca delle zone franche è finita. Milano non si fa ricattare da chi pensa di essere al di sopra della legge”.