Libera professione per le professioni sanitarie: dal Consiglio regionale lombardo l’ok per superare il vincolo di esclusività e ridurre le liste d’attesa
Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato la Proposta di Legge al Parlamento sul libero esercizio della professione per i professionisti sanitari. Il testo, relazionato dal consigliere regionale della Lega Emanuele Monti, presidente della Commissione Welfare di Palazzo Pirelli, punta a superare il vincolo di esclusività che impedisce a infermieri, ostetriche, tecnici, professionisti della riabilitazione […]
Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato la Proposta di Legge al Parlamento sul libero esercizio della professione per i professionisti sanitari. Il testo, relazionato dal consigliere regionale della Lega Emanuele Monti, presidente della Commissione Welfare di Palazzo Pirelli, punta a superare il vincolo di esclusività che impedisce a infermieri, ostetriche, tecnici, professionisti della riabilitazione e della prevenzione di svolgere attività libero-professionale al di fuori del rapporto di lavoro dipendente.
Un vincolo anacronistico che frena l’assistenza territoriale
Secondo Monti, il Servizio Sanitario Nazionale necessita da tempo di un aggiornamento strutturale che valorizzi gli ospedali orientandoli verso i bisogni sanitari più complessi e sviluppi parallelamente un’assistenza territoriale capillare, con presidi sanitari e sociosanitari vicini ai cittadini. In questo processo, il contributo dei professionisti sanitari è considerato essenziale per garantire qualità, sicurezza e continuità assistenziale. “È necessario superare l’anacronistico vincolo di esclusività che ancora oggi grava sugli operatori del comparto e che impedisce loro di svolgere l’attività libero-professionale al di fuori del rapporto di lavoro dipendente”, ha dichiarato il consigliere.
Liste d’attesa, esercizio irregolare e dignità professionale: i tre nodi da sciogliere
La proposta intende affrontare tre criticità distinte. La prima riguarda il potenziamento delle cure primarie e la riduzione delle liste d’attesa, obiettivo perseguibile attraverso una maggiore disponibilità di professionisti sanitari che possano operare in autonomia sul territorio. La seconda riguarda il contrasto alle situazioni di esercizio irregolare della professione, generate proprio dall’assenza di un quadro normativo chiaro. La terza riguarda il riconoscimento della piena dignità professionale di chi opera ogni giorno per la salute dei cittadini, superando prassi disomogenee e incertezze applicative che oggi penalizzano soprattutto gli operatori delle professioni sanitarie impiegati nelle strutture pubbliche.
Le Regioni disciplineranno l’organizzazione del lavoro
“Il provvedimento non costerà nulla alle casse dello Stato”, ha precisato Monti, spiegando che saranno le Regioni a disciplinare l’organizzazione del lavoro sul proprio territorio. Una scelta che lascia margine di adattamento alle specificità locali, valorizzando le professionalità esistenti e contribuendo a costruire, secondo il proponente, “un sistema sanitario più equo ed efficiente”, capace di integrare pienamente ospedale e territorio e di personalizzare l’assistenza ai pazienti.