Lombardia prima in Italia per dimissioni di genitori: oltre 13mila nel 2025, le madri restano le più penalizzate
Restano le madri lavoratrici a sostenere il costo più alto della conciliazione tra famiglia e impiego. È il quadro che emerge dai dati sulle dimissioni e sulle risoluzioni consensuali di genitori relativi al 2025, presentati a Palazzo Lombardia nel corso di un convegno promosso dalla Consigliera di Parità regionale Anna Maria Gandolfi. Un fenomeno che, […]
Restano le madri lavoratrici a sostenere il costo più alto della conciliazione tra famiglia e impiego. È il quadro che emerge dai dati sulle dimissioni e sulle risoluzioni consensuali di genitori relativi al 2025, presentati a Palazzo Lombardia nel corso di un convegno promosso dalla Consigliera di Parità regionale Anna Maria Gandolfi. Un fenomeno che, pur in lieve flessione, continua a rappresentare una delle criticità strutturali del mercato del lavoro.
I numeri nazionali: quasi 60mila convalide, il 68% donne
Nel 2025 in Italia sono stati registrati 59.770 provvedimenti di convalida, in calo dell’1,6 per cento rispetto all’anno precedente. La distribuzione per genere resta fortemente squilibrata: le lavoratrici madri rappresentano il 68 per cento del totale, con 40.628 dimissioni, mentre i padri si fermano al 32 per cento, pari a 19.142 casi. Da segnalare, tuttavia, che la componente maschile cresce del 3,4 per cento sul 2024.
La Lombardia in testa: 13.114 provvedimenti
Sul piano territoriale la Lombardia si conferma la regione con il maggior numero di uscite dal lavoro legate alla genitorialità: 13.114 provvedimenti complessivi, davanti agli 8.523 del Veneto e ai 6.009 dell’Emilia-Romagna. Il dato regionale si scompone in 8.542 dimissioni di madri e 4.572 di padri.
Perché ci si dimette: servizi carenti per le madri, nuovo impiego per i padri
L’analisi delle motivazioni restituisce due profili distinti. Tra le madri prevalgono le difficoltà legate ai servizi per l’infanzia e alla conciliazione tra famiglia e lavoro (46,4 per cento), seguite dai problemi organizzativi e dalla scarsa flessibilità aziendale (32,6 per cento). Per i padri, invece, la causa dominante è il passaggio a un’altra azienda (62,3 per cento), motivato dalla ricerca di condizioni economiche migliori e di un’organizzazione del lavoro più sostenibile. Un ulteriore indicatore riguarda le richieste di trasformazione del rapporto in part-time o di maggiore flessibilità: nel 2025 ne sono state respinte 1.648, e il 91,4 per cento proveniva da lavoratrici madri.
Le differenze territoriali: Milano, Brescia e Bergamo a confronto
L’approfondimento sulle tre aree evidenzia dinamiche non sovrapponibili. Nel Milanese pesano soprattutto la carenza di servizi e le difficoltà di conciliazione. A Brescia emerge con maggiore forza il tema della rigidità organizzativa delle imprese. A Bergamo, infine, torna centrale la mancanza di servizi di supporto alla genitorialità.
Tironi: “Lombardia per le Donne”, contributo fino a 400 euro al mese
L’assessore regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro, Simona Tironi, ha illustrato le misure messe in campo dalla Regione, richiamando in particolare il programma “Lombardia per le Donne”. La dotazione è di 5 milioni di euro e prevede un contributo fino a 400 euro mensili, per un massimo di dodici mesi, a rimborso delle spese sostenute per servizi di baby-sitting, educazione, assistenza e cura. “Lombardia per le donne nasce da una scelta politica chiara: non accettare che il prezzo della cura ricada quasi esclusivamente sulle donne. In Lombardia troppe lavoratrici sono ancora costrette a ridurre l’orario, a rinunciare a opportunità di crescita o addirittura a lasciare il lavoro quando diventano madri o quando un familiare si ammala”, ha dichiarato l’assessore.
Tironi ha inquadrato la misura oltre il perimetro assistenziale: “Vogliamo rompere questo meccanismo silenzioso ma che trovo profondamente ingiusto, in quanto impoverisce le famiglie e priva il sistema produttivo di competenze ed esperienza. Non è solo una misura di welfare, ma un investimento sulla dignità del lavoro femminile e sulla libertà di scelta. Una regione moderna deve accompagnare le donne nei momenti più delicati della vita, perché senza servizi non c’è reale parità e senza parità non c’è sviluppo. Una donna che resta nel lavoro è una risorsa per sé stessa, per la propria famiglia e per l’intera comunità lombarda”.
Il protocollo d’intesa e il ruolo dell’Ispettorato
In apertura dei lavori Gandolfi ha ricordato il protocollo d’intesa sottoscritto tra l’Ufficio della Consigliera di Parità, l’Ispettorato Territoriale del Lavoro e l’Ordine dei Consulenti del Lavoro, volto a rafforzare la collaborazione nella tutela di lavoratrici e lavoratori. Sul funzionamento dello strumento è intervenuta la direttrice interregionale del Lavoro del Nord, Patrizia Muscatello, che ha richiamato il ruolo dell’Ispettorato nella procedura di convalida delle dimissioni prevista dall’articolo 55 del Testo unico sulla maternità e paternità.
Dalle “dimissioni in bianco” alla tutela della genitorialità
La convalida, ha spiegato Muscatello, nasce originariamente per contrastare il fenomeno delle cosiddette dimissioni in bianco, ossia lettere firmate al momento dell’assunzione e utilizzate in seguito dal datore di lavoro. Nel tempo la sua funzione si è trasformata in uno strumento di tutela della maternità e della paternità, finalizzato a verificare che la scelta del lavoratore sia effettivamente libera e non frutto di pressioni, discriminazioni o condizionamenti. Da qui l’invito della direttrice a tradurre l’analisi dei dati in proposte concrete per ridurre il ricorso alle dimissioni volontarie.
Gandolfi: “Serve un cambiamento culturale sulla cura condivisa”
A chiudere i lavori è stata la Consigliera di Parità. “Pur con un dato in lieve diminuzione, il numero delle dimissioni resta molto elevato e le cause sono sostanzialmente sempre le stesse: i dati confermano che il carico familiare continua a gravare prevalentemente sulle donne”, ha osservato Gandolfi. “Servono più servizi e un cambiamento culturale che favorisca una reale condivisione delle responsabilità di cura tra madri e padri”.