Maltrattamenti al carcere Beccaria: verso il maxi incidente probatorio
A Milano prende il via il maxi incidente probatorio per l’inchiesta su presunti maltrattamenti al carcere minorile Beccaria.
A Milano, il 30 ottobre inizierà il maxi incidente probatorio relativo all’inchiesta sui presunti maltrattamenti subiti da 33 ex detenuti del carcere minorile Beccaria. L’udienza servirà a organizzare il calendario delle successive, che dureranno diversi mesi, per ascoltare le testimonianze dei ragazzi coinvolti.
Indagati e accuse
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Milano con le pm Letizia Mannella, Rosaria Stagnaro e Cecilia Vassena, vede coinvolte 42 persone, tra cui agenti della Polizia penitenziaria, le ex direttrici Cosima Buccoliero e Maria Vittoria Menenti, l’ex coordinatore sanitario, un medico e il coordinatore infermieristico dell’epoca. Le accuse comprendono tortura, maltrattamenti aggravati, lesioni e falso, mentre un solo indagato risponde anche di violenza sessuale.
Procedura dell’incidente probatorio
Durante l’udienza del 30 ottobre, la giudice Nora Lisa Passoni, alla presenza delle parti e dei legali degli indagati e delle persone offese, definirà il programma delle udienze successive. Le dichiarazioni dei 33 ragazzi saranno così “cristallizzate”, evitando ulteriori convocazioni, in vista di un eventuale processo.
Contesto e precedenti
L’inchiesta, condotta dalla Squadra mobile di Milano, aveva già portato nel 2024 all’arresto di 13 agenti della Polizia penitenziaria e alla sospensione di altri otto. Le successive audizioni hanno ampliato il quadro investigativo, evidenziando ulteriori episodi di violenze e condotte umilianti. Tra i fatti più gravi documentati, si segnala il pestaggio di un detenuto nel dicembre 2022, durante il quale un agente avrebbe minacciato il ragazzo con parole come: “Ti sparo, ti ammazzo”.
Le responsabilità delle ex direttrici
Secondo gli atti, le ex direttrici Buccoliero e Menenti devono rispondere del fatto di non aver impedito le condotte violente e umilianti commesse dagli agenti, contribuendo così a creare un contesto di violenza reiterata all’interno della struttura minorile.